Libuniv Livorno
   Libera Università di Godzilla | Note C.S.O.A. Godzilla   
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno Libuniv Livorno
Info
Libera Università di Godzilla Libuniv Livorno
Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Articoli
Libuniv Livorno
Interviste

Pubblicazioni
Libuniv Livorno
Recensioni
Libuniv Livorno
Seminari

Tesi

Traduzioni
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno

Open source e scienze sociali - Introduzione e Traduzione dell'articolo di presentazione del seminario parigino apparso sulla mailing list della rivista Multitudes

Introduzione

Si potrebbe dire che la riflessione di Moulier Boutang chiede qui alle scienze sociali di applicarsi nell'analisi "dei prodotti della conoscenza, di struttura complessa, [che]possono incorporare degli elementi gratuiti e liberi, degli elementi gratuiti e non liberi ma open source, degli elementi proprietari."

Trovo di estremo Interesse le riflessioni che ne derivano, anche nei lineamenti di analisi del diritto della conoscenza tema troppo spesso sviluppato come mera fase terminale di trasformazioni che avvengono nell'economia e nella politica e che invece va inquadrato nella sua dimensione di "potere positivo" ovvero capace di determinare di per se' innovazioni e ristrutturazioni in reti strategiche dei sottosistemi sociali.
Nel contesto, credo che sia un errore teorico pensare che la "positivita'" presente nei processi di soggettivazione immanenti al potere disciplinare in Foucault si limiti, appunto, alla sola dimensione del soggetto. Se in Foucault il linguaggio, presente nelle pratiche discorsive di potere, e' trascendente rispetto al soggetto non si capisce perche' si debba porre sovente l'accento sull'analisi dei processi di soggettivazione piuttosto che sul riprodursi delle pratiche discorsive. Quest'ultimo terreno d'analisi sembra proprio quello intrapreso da Moulier: il diritto di proprietà della società digitale appare qui come una rete di pratiche discorsive, che regolano la normatività astratta della governamentalità complessiva, sia necessitanti di regolare l'accumulazione di valore nel cyberspazio sia producenti "positivita'" per i processi di soggettivazione come determinanti innovazioni per altri reti sottosistemiche (economia e politica, appunto, in un modo che rende il diritto ben altro dall'essere terminale di queste due dimensioni).

Ma quale concezione della societa'capitalistica sottintende, in Moulier, ad analisi, come quella qui presente, sul passaggio "dalla vecchia alla nuova divisione del lavoro" che sottintende alla sussunzione capitalista dell'ipertesto come nuovo paradigma della divisione del lavoro generata da un "modello non gerarchico" ? Quale visione di fondo del capitalismo storico e' qui presente in una concezione della divisione smithiana del lavoro oramai sconvolta dal lavoro cognitivo ? Quale concetto di capitalismo e' presente,ad esempio, in analisi che qui sembrano imporsi come una vera e propria fenomenologia dell'open source ?

Senza addentrarsi nella trama del testo, per accennare allo spessore dell'analisi presente nel paper, credo basti una frase, che da sola sembra fatta per risolvere un decennio di diatribe tra prognosi (presunta) di un capitalismo incorporeo e sostanzialmente tecnologico-finanziario e richiami ala dura materialita' della produzione come dimensione noumenica del fenomeno capitalistico:

"Nello stesso modo con il quale il capitalismo industriale non aveva rotto con la sostanza del capitalismo mercantile e schiavista, il capitalismo "cognitivo" -che si annuncia e che produce e addomestica il vivente a una scala mai vista- non abbandona il mondo della produzione industriale materiale: ne modifica i dispositivi, lo riorganizza, ne ristruttura i centri nervosi."

Allo stesso tempo una delle definizioni che viene data di "capitalismo cognitivo" potrebbe essere utilizzata senza problemi come utile riassunto dell'ultimo decennio di discussioni sulle reciproche modificazioni tra capitalismo ed economia di rete:

"Se si dovesse riassumere il tratto distintivo per eccellenza del terzo capitalismo, si dovrebbe mettere in primo piano l'ascesa irresistibile -nei modelli di cooperazione sociale e produttiva- di una quarta componente ovvero il netware o rete che si impone come un tertium quid tra il mercato e la gerarchia. La societa' di rete e' resa possibile dall'informatica (digitalizzazione, programmazione, diffusione dei personal e istituzione di Internet). Essa sconvolge le condizioni di scambio delle conoscenze, della produzione e dell'innovazione e partendo dalle stesse condizioni di estrazione di valore da parte dell'impresa."

Questo modo di assorbire concettualmente le condizioni della produzione nell'economia di rete e' a mio avviso ancora tutto da far emergere per la portata che ha per l'analisi di settori chiave del sistema sociale (la nozione di Social System, che proviene da una cinquantennale contaminazione tra cibernetica e scienze sociali, e' tutt'altro che una scatola concettualmente vuota e presuppone come fenomenicamente compiuta l'idea di societa' come un continuum di aree di feed-back correlate,autonome, conflittuali ma ormai tutte entro un ordine del discorso immanente ai principi logici dell'informazione. Il che rende anche il concetto di "Societa' dell'informazione" non tanto come il tentativo di rappresentare una societa' dove esistono i media ma come quello, che riguarda direttamente diversi territori di astrazione, di una societa' dove la semantica veicolata secondo i criteri delle teorie dell'informazione ha gli stessi codici di valore ed e' ormai indistinguibile dalla semantica sociale). Proprio perche' non mancano contributi su scala globale in materia, credo si debba partire dal consolidamento teorico di categorie come quella di capitalismo cognitivo per allargare l'analisi sugli effetti dell'innervamento del capitalismo di rete nel sistema sociale per canalizzare saperi critici legati alla comprensione della sfera del diritto, del comportamento dei sistemi amministrativi, dell'analisi del rapporto sociale di produzione. Non che tutto cio' non esista gia' ma si tratta di farlo uscire dalle nicchie disciplinari per disporlo entro un piu' ampio spettro di cartografia critica del sistema sociale capitalistico.
Questo perche' se tecnologia e produzione sono settori di punta dell'innovazione capitalistica, diritto, in Moulier gia' agganciato a causa dell'analisi sulle mutazioni del lavoro, e amministrazione (sulla quale l'analisi dall'esterno latita a causa di conclusioni sbrigative sul declino dello stato-nazione)sono forme principali di governamentalita' ristruttati nell'intimo proprio a causa delle innovazioni. Quanto alla lettura del rapporto sociale di produzione che esce da questo contesto ricordo solo che in Marx il capitale E' "un rapporto sociale di produzione".
Dall'analisi di quel capitalismo esce il proletariato come attore sociale in grado, opportunamente sussunto, di sostenere questo rapporto. E da noi che ne esce? Quale rapporto sociale di produzi

one fuoriesce dall'ipertesto come paradigma della nuova divisione del lavoro capitalistico?

Breve sommario sul paper di Moulier, giusto per chi voglia magari andarsi a leggere i temi con i quali ha immediata affinità:

"Il significato economico delle nuove tecnologie" e'diviso da tre parti

I Un quadro generale: verso il capitalismo cognitivo
II. L'open source o la divisione del lavoro rivista e rivoluzionata
III. Il problema dell'esigibilita' dei diritti di proprieta' in materia di beni-conoscenza

Infine, come dice Boutang: "Si puo' avanzare l'ipotesi che la caduta borsistica del NASDAQ tradisca la sconfitta della colonizzazione mercantile di Internet". A patto di comprendere che reti telematiche e processi di socializzazione sono inscindibili ("reale" e "virtuale" sembrano manifestarsi come categorie utili solo per una propedeutica alla rete) qui c'e' materiale per ridefinire la dimensione dello spazio globale troppo spesso inteso come occupato definitivamente dal pensiero unico oppure come comprensibile solo nelle pagine di Gibson.

Infatti: "E' li'che appare una considerevole contraddizione: piu' il capitalismo si dispiega nella via della produzione di conoscenza tramite conoscenza, tramite la permanenza del lavoro vivo, meno la codificazione, la ricodificazione e la relazione di scambio e di interazione divengono facilmente esigibili come diritti di proprieta'."

Le pratiche discorsive prendono cosi' delle strade inaspettate, in uscita rispetto al codage delle societa' di controllo.

McSilvan



Traduzione

Il significato economico delle nuove tecnologie

La questione dell'accesso all'informazione e alla conoscenza si trova profondamente rivoluzionata a causa di un notevole cambiamento nelle possibilita' tecniche offerte dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione [in francese codificate con la sigla NTIC] e grazie all'appropriazione di quei cambiamenti tecnologici che sono suscettibili di produrre (secondo una triger causality) una serie continua di innovazioni (nanotecnologie, biotecnologie).
Queste forme di uso delle tecniche rimettono in discussione lo zoccolo duro del capitalismo e, last but not least, le stesse categorie dell'economia politica nata all'alba del XVIII secolo. Abbiamo qui gia' descritto altre volte la portata di questa mutazione che e stata chiamata rivoluzione digitale ed e' stata paragonata a giusto titolo come un nuovo Rinascimento.
Quest'intervento si propone di esaminare, nella prima parte, il quadro di insieme nel quale emerge la rivoluzione del digitale e alla quale contribuisce fortemente [il] terzo capitalismo o capitalismo cognitivo. Nella seconda parte, ci si propone di illustrare, a partire dalla questione dei dati pubblici in rete, le principali trasformazioni della divisione del lavoro per come e' stata descritta da Adam Smith e mantenuta fino al postfordismo. Nella prima parte cerchiamo poi soprattutto di determinare le tendenze di massima che riguardano la codificazione e la messa in opera dei diritti di proprieta'.

Le nostre conclusioni convergono da un lato, quello della diagnosi, con le posizioni di J. Rifkin ovvero quelle sulla tendenza un declino dei diritti di proprieta' classici a favore di una separazione dell'uso e dell'accesso [dei beni e delle ricchezze], sotto forma di abbonamento , dalla proprieta' fisica e materiale giudicata secondaria come inutile.
Le nostre conclusioni divergono invece da quelle di Rifkin nella misura in cui crediamo che le condizioni della rivoluzione digitale in corso rendano i diritti d'accesso difficilmente esigibili e legittimi (due problemi distinti) e che la creazione di una nuova forma di proprieta' comune e pubblica dei beni-conoscenza (licenza pubblica generale, copyleft) e' indispensabile sia per ragioni etiche e di eguaglianza civica, d'accesso alla conoscenza e ai mezzi di formazione che per motivi di efficacia produttiva (garanzia dello sviluppo della ricerca,della scienza e dell'innovazione anche per quello che riguarda l'economia di mercato).

I. Un quadro generale: verso il capitalismo cognitivo

Difendiamo qui una tesi che e' quella dello scivolamento in corso verso una terza configurazione del capitalismo come sistema storico. Questa ipotesi o programma di ricerca ci sembra preferibile a quella della continuita' del capitalismo industriale fordista in un post-fordismo dominato dalla finanza (cfr. Chesnais, Lordon, Orlean) perche' ci sembra che solo cosi' si possano spiegare i tipici fatti della rivoluzione digitale.
Questa nuova grande trasformazione che tocca l'insieme dell'economia capitalista e la produzione di valore caratterizza l'uscita dal capitalismo industriale nato con la grande fabbrica manchesteriana che poggiava essenzialmente sul lavoro materiale operaio di trasformazione delle risorse materiali.
Distinguiamo qui tre stadi o configurazioni principali del capitalismo: il capitalismo mercantilista, fondato sull'egemonia dei meccanismi di accumulazione di tipo finanziario e negoziale e che si sviluppa tra l'inizio del XVI secolo e la fine del XVII; il capitalismo industriale fondato sull'accumulazione del capitale fisico e sul ruolo motore della grande fabbrica manchesteriana nella produzione di massa di beni standardizzati; il capitalismo cognitivo fondato sull'accumulazione di capitale immateriale, la diffusione di sapere e il ruolo motore dell'economia della conoscenza.
Quest'ultimo tipo di capitalismo, che riposa sulla conoscenza e l'innovazione permanente, lo chiamiamo capitalismo cognitivo.
Nello stesso modo con il quale il capitalismo industriale non aveva rotto con la sostanza del capitalismo mercantile e schiavista, il capitalismo "cognitivo" -che si annuncia e che produce e addomestica il vivente a una scala mai vista- non abbandona il mondo della produzione industriale materiale: ne modifica i dispositivi, lo riorganizza, ne ristruttura i centri nervosi.
La finanziarizzazione e' l'espressione di questo rimodellamento,della riforma della produzione materiale.
Una tale trasformazione non puo' essere considerata come una semplice ripercussione di un cambiamento tecnico su un sistema rimasto immodificato nella sua struttura macroeconomica secondo il metodo caro agli economisti del "niente di nuovo sotto il sole".
La digitalizzazione che accompagna l'informatizzazione come un nuovo sistema tecnico o globale con l'abbattimento continuo e molto rapido di costi di accesso all'informazione, da un lato, e con la crescita non meno continua ma ancora piu' spettacolare delle capacita' di memorizzazione e di potenza dei Pc dall'altro, ma anche e soprattutto con l'acquisizione da parte del grande pubblico, a partire dal 1985, del lavoro su computer e la sua interconessione con la rete di Internet.
La trasformazione della natura e delle condizioni di appropriazione privativa (uso, reddito estraibile e alienabilita') dei beni-conoscenza nel corso della accumulazione capitalistica apre in scala microecomica, come a livello macro, il problema delle nuove definizioni di diritto della proprieta' privata come quello, strettamente complementare, della ridefinizione dei beni comuni comuni o pubblici da sottrarre al mercato privato.

Il problema e' quindi quello dei "nuovi confini", poiché la definizione dei nuovi diritti di proprietà e' oggetto di molteplici conflitti. La questione della brevettabilità del vivente (genoma, OGM, nuove molecole prodotte naturalmente), della produzione di diritti di proprieta' che riguardano l'ecosistema terrestre e piu' globalmente il sistema dei diritti della proprieta' intellettuale che si trova nel cuore delle negoziazioni di un nuovo ordine economico mondiale.
La questione dei beni culturali e del loro carattere mercantile o meno, la revisione della convenzione di Monaco nella quale gli stati dell'Ue hanno rifiutato di brevettare i computer mostrano il carattere cruciale , per le politiche pubbliche, della posta in gioco caratterizzata dalla rivoluzione digitale. I diversi sistemi capitalistici (mercantile, industriale e quello odierno cognitivo-finanziarizzato) si caratterizzano marcatamente per il tipo di divisione del lavoro, per il regime di lavoro dipendente (lavoro proletarizzato, non-libero, lavoro salariato libero) e per il regime di diritto di proprieta'.
I modelli di divisione delle conoscenze si basano sul libero accesso a informazioni archiviate, liberamente riproducibili e ad un costo praticamente nullo (ovvero coprendo le spese del collegamento telefonico e della riproduzione stampata)modificano profondamente il modello della divisione del lavoro per come si era imposta in Adam Smith in modo egemonico anche in materia di saperi e conoscenze.
E' cio' che ci apprestiamo ad esaminare nella seconda parte.

II. L'open source o la divisione del lavoro rivista e rivoluzionata

1. La cooperazione dei cervelli smentisce la favola di Menenio Agrippa

Il modello cooperativo della produzione di conoscenza si e' sempre distinto dal modello di divisione del lavoro per come lo conosciamo dai tempi di Adam Smith: l'arte, la creazione artistica e la scienza sfuggono al modello industriale.
Con la globalizzazione (interna) del capitalismo e la sua mondializzazione, si produce un doppio cambiamento: se da un lato le sfere dell'arte, della scienza, sono sempre piu' attratte dal mercato o dai meccanismi che mimano il mercato (tanto da poter parlare di quasi-mercato), dall'altro la produzione industriale diviene sempre di piu' immateriale e simile alla produzione di conoscenza tramite conoscenza.
Certo, il ruolo crescente della scienza del capitalismo industriale, incarnato dalle imprese transnazionali, era stato gia' sottolineato e analizzato da Karl Marx nei Grundrisse e i dipartimenti di ricerca applicata risalgono agli anni '20 e '30 del XX secolo (in particolare nel campo delle industrie farmaceutiche o dei prodotti fitosanitari per l'agricoltura).
Ma il processo prende soprattutto la forma unilaterale della riduzione progressiva dell'autonomia della scienza nei confronti degli imperativi della tecnologia e della messa in discussione dell'indipendenza della cultura in rapporto alla produzione tout court.
Bisogna attendere la dematerializzazione crescente della produzione (che si traduce nel ruolo preponderante dei servizi) la rivoluzione delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunnicazione (NTIC) affinche' si possa assistere al processo inverso ovvero la contaminazione del modello del lavoro di ricerca nei confronti del modello produttivo industriale.
Jeremy Rifkin mostra qui che il modello di esternalizzazione e di produzione flessibile finanziarizzata è stato messo a punto sul terreno della produzione di immagini cioe' Hollywood e non Detroit, almeno dieci anni prima che la California e Silicon Valley diventassero il cuore produttivo degli Stati Uniti.

Il modello smithiano di divisione del lavoro che si era imposto con la manifattura, e che era stato perfezionato dal taylorismo, e' confutato almeno su tre piani. Su quello della specializzazione dell'attivita': la riduzione del lavoro complesso al lavoro semplice cosi' come la divisione dell'esecuzione materiale dal concepimento intellettuale, nata per diminuire i tempi di apprendistato, non sono piu' i fattori determinanti dell'amento dei volumi di produttivita'.
La dimensione del mercato perde inoltre la sua pertinenza in un universo di produzione di piccola serie e in "un'economia di varieta'"../../home/httpd/html/redleghorn/libuniv/traduzioni/ (R. Boyer) sottomessa ad una forte incertezza della domanda. Infine l'innovazione, allorche' si tratta della coordinazione dei processi complessi, è frenata dalla divisione tayloriana e smithiana del lavoro; i guadagni di produttivita' non risultano piu' presenti nelle economie di scala.

Nelle forme di divisione del lavoro post-smithiano, che alcune recenti ricerche chiamano nuova divisione cognitiva del lavoro, si osserva il ruolo dominante delle economie di apprendistato nei fenomeni di differenziazione dei mercati e di concorrenza intercapitalistica. I valori di autonomia, di intelligenza (definita come la facolta' di dare una risposta soddisfacente a una modifica dell'ambiente o del contesto non previsto o non programmato) divengono le fonti maggiori della produzione di valore perche' l'incertezza si impone come parte integrante della complessita'.

Il declino del concetto di lavoro direttamente produttivo si accompagna alla perdita della pertinenza dei concetti di performance individuale nel cuore dell'impresa, della performance fattoriale (problema dell'indicatore di produttivita') e, partendo da una globalizzazione della performance legata al territorio produttivo, di insieme dell'economia di un paese dato.
La creazione o una invenzione cognitiva da parte di un individuo presuppongono una mobilitazione di una moltiplicita' di affetti e di informazione. In confronto, la determinazione degli elementi di efficacia nella performance di un'economia, in scala micro come macroeconomica, sembra molto piu' difficile a causa del fatto che non e' piu' data l'omogeneita' di input.
Non si tratta qui solamente della questione tradizionale dell'irriducibilita' del lavoro complesso al lavoro semplice e della dissoluzione delle linee di divisione tradizionali tra capitale e lavoro. Per questo Nelson e Romer sono portati a generalizzare la distinzione ternaria tra hardware (materiale macchina), software (programmi) e wetware (attivita' del cervello)invece della distinzione binaria capitale-lavoro.
Questa distinzione deve quindi essere completata da una quarta dimensione che si e' imposta dappertutto, quella della rete come modello produttivo. L'idea essenziale e' che la separazione tra i due principali input di ogni produzione non e' soddisfacente in generale e specificamente nel capitalismo sviluppato. Nello stadio della sussunzione reale del lavoro sotto il capitale, l'attivita' del lavoro vivente appare solo come energia muscolare, come trasformazione materiale (lavoro semplice) ?
Questo sembrerebbe poco soddisfacente visto anche che il lavoro astratto marxiano non e' un'invariante biologica. Ma, d'altro canto, se il lavoro vivente e' complesso non diviene razionalizzabile da macchine sofisiticate e dalla scienza oggettivata come processo di lavoro ?
Se si dovesse riassumere il tratto distintivo per eccellenza del terzo capitalismo, si dovrebbe mettere in primo piano l'ascesa irresistibile -nei modelli di cooperazione sociale e produttiva- di una quarta componente ovvero il netware o rete che si impone come un tertium quid tra il mercato e la gerarchia.
La societa' di rete e' resa possibile dall'informatica (digitalizzazione, programmazione, diffusione dei personal e istituzione di Internet). Essa sconvolge le condizioni di scambio delle conoscenze, della produzione e dell'innovazione e partendo dalle stesse condizioni di estrazione di valore da parte dell'impresa.
La quadrupla combinazione di hardware, software, di wetware e di netware, input assolutamente necessari per la produzione di beni-conoscenza, implica un ruolo centrale del lavoro inteso come attivita' vivente e non consumata e ridotta a lavoro morto dal macchinismo cosi' come l'importanza dei saperi impliciti o contestualmente irriducibili a quelli del macchinismo ha reso il capitale umano standardizzato e la scienza oggettiva come espressione del livello di sviluppo delle forze produttive della societa'. Se la materialita' della merce e' sempre di piu' rimpiazzata dal bene-linguaggio di cui il referente e' il linguaggio e la produzione di segni, il paradigma energetico ed antropico -che era servito per qualificare la forza lavoro nel capitalismo industriale come un quantum di energia consumata e da ricostituire- e' sempre di meno adatto a qualificare la natura dell'attivita' umana mobilitata cosi' come quella della natura indispensabile.
Se e' l'attivita' vivente del cervello e l'interconnessione dei cervelli che si rivelano come la fonte maggiore della valorizzazione [capitalistica], la separazione canonica della forza lavoro con il personale lavoratore e i suoi affetti diviene una rappresentazione sempre meno operativa come, del resto, la separazione della formazione dall'apprendistato e dalla consumazione produttiva dell'attivita'.
Da un punto di vista macro-economico, l'eta' del capitalismo cognitivo si caratterizza con una crisi degli strumenti di contabilita' nazionale, per una rimessa in discussione di cio' che la dottrina economica aveva costituito come legge immutabile. La generalizzazione dei fenomeni di indivisibilità, di interazione non permette più all'analisi economica di respingere i fattori esterni ai margini del sistema capitalistico. I fattori esterni positivi e negativi costituiscono le condizioni generali di funzionamento della crescita, dell'investimento, della distribuzione dei redditi. L'esasperazione della "norma mercantile"../../home/httpd/html/redleghorn/libuniv/traduzioni/ si produce in una situazione paradossale: i pressi dei transfert non sono paragonabili con i prezzi di mercato e i costi delle transazioni sono infiniti.
La molteplicita' e la complessita' delle interazioni di ogni operazione che ha implicazioni economiche genera delle onde di effetti positivi o negativi che sfidano i sistemi di misura mercantile (che poggiano su un tempo di lavoro sempre di piu' incoerente, sull'utilita' marginale, sulla rarita' del bisogno di un individuo isolato).
La valutazione dei fattori esterni diviene cosi' indispensabile per una visione dell'economia reale ma, allo stesso tempo, solleva delle difficolta' sempre piu' grandi nel quadro della allocazione mercantile dei beni e dei servizi poiche' il costo della transazione cognitiva diviene infinito. Ci sono quindi due motivi che spiegano una globalizzazione del calcolo economico: l'estrema complessita' delle operazioni e il costo proibitivo di una attribuzione di prezzo tramite i meccanismi di mercato. Questa trasformazione spiega che l'ipotesi dei rendimenti crescenti o costanti si realizza quanto piu' plausibilmente di quella dei rendimenti decrescenti per rendere conto dell'innovazione delle imprese, dell'appropriazione innovativa delle nuove tecnologie, delle economie esterne di rete.
L'emergenza del modo di funzionamento in rete ipertestuale come quello di HyperNietzsche si iscrive nel quadro generale dell'istallazione di un regime globale della produzione in rete nel capitalismo cognitivo. Le performances, la pertinenza e l'esemplarita' dell' HyperNietzsche come i problemi che solleva la sua messa in opera e la sua generalizzazione fanno dedurre delle nuove caratteristiche dell'economia che stiamo cominciando a concettualizzare.

2. Dalla vecchia alla nuova divisione del lavoro: l'ipertesto come modello non gerarchico.

Nei college invisibili della Repubblica della Scienza secondo il modello proposto da Merton (1973)e raffinato da David & Foray (1995) i tre assi essenziali delle nuove produzioni di conoscenza sono quelli 1) delle conoscenze tacite nei confronti di conoscenza codificate o esplicitate 2) della rivelazione o pubblicita' (disclosure) nei confronti di segreti 3) della appropriazione pubblica nei confronti di quella privata.

La distinzione tra le conoscenze tacite o implicite e le conoscenze codificate o esplicite, a lungo tempo trascurate, e' divenuta particolarmente importante con la progressione della ricerca in materia linguistica, informatica e procedurale. La nozione di codificazione, all'inizio generica, trova con lo sviluppo dell'informatizzazione un solido appoggio.
Un sapere codificato e' definito a sua volta da una assiomatizzazione delle operazioni logiche che costituiscono le sue procedure e che sono oggettivate nei programmi e grazie alla riduzione delle conoscenze a dati numerici.
L'informatizzazione dei saperi ha permesso di oggettivare dei saperi che venivano classificati indistintamente nelle competenze soggettive degli agenti trasformandoli in informazioni binarie associate a dei software di trattamento dati cosi'come ai dei software di funzionamento delle macchine che memorizzano e calcolano.
Ma cio' ha fatto apparire allo stesso tempo ancora in maniera piu' forte l'importanza dell'attivita' mentale individuale e la cooperazione tra cervelli che permette la contestualizzazione dell'informazione senza la quale essa non e' una vera conoscenza. Lo schema 1 cerca di riassumere graficamente le differenti operazioni e componenti della creazione di nuove conoscenze.
Delle conoscenze iniziali codificate sono associate in modo complementare a dei saperi taciti nelle attivita' di ricerca che producono dei prodotti cognitivi che hanno come obiettivo una circolazione ristretta (fogli di lavoro, discussioni orali).
Questi prodotti cognitivi non sono ancora delle conoscenze anche se sono spesso incorporate nei saperi taciti o impliciti (nel senso che i saperi impliciti possono essere dei saperi non ancora codificati e conosciuti)e se sono oggetto di una ristretta circolazione all'interno delle equipes o delle reti realmente costituite (che di questi ultimi sono ufficialmente riconosciuti).
Affinché questi divengano delle nuove conoscenze aggiunte allo stock delle conoscenze codificate, bisogna che vengano riconosciute da colleghi o da istanze codificate della professione (giurie, riviste scientifiche, comitati di selezione degli articoli nei convegni, premi o ammissioni in societa' di scienziati).
La pubblicita' che risulta da queste attivita' (pubblicita' integrale o parziale nel caso che si tratti di conoscenze giudicate strategiche) conduce alla loro incorporazione nelle nuove conoscenze codificate. Ma, parallelamente, i saperi taciti, ricostituiti alla fine del periodo, hanno beneficiato dello stock iniziale di sapere impliciti, degli apporti dei prodotti cognitivi grazie ad una circolazione implicita (o ufficiosa) prima anche che siano stati validi e con procedure di apprendimento sul campo (learning by doing). La divisione cognitiva del lavoro presenta dunque in rapporto alla divisione tradizionalmente analizzata dall'economia politica di Smith piu' caratteristiche sorprendenti 1) La particolarita' di imporsi durante tutto il ciclo della sua produzione [durante] la produzione e la riproduzione di un sapere implicito complementare al sapere codificato che e' indispensabile per interpretare i dati codificati 2) Il modo di rendere obsolete le componenti della produzione di nuovo sapere che non e' legata allo scorrimento lineare del tempo. Quando una conoscenza e' aggiunta allo stock delle conoscenze precedenti, perde la sua data d'entrata: conoscere qualcosa dopo cinque minuti non e' diverso dal conoscerla dopo venti anni. Reciprocamente, l'uscita di una conoscenza dallo stock di conoscenze valide non e' legata ad un'ordine di entrata. Non si puo'assolutamente rappresentare l'accumulazione delle conoscenze come un'accumulazione del capitale classificabile per generazioni successive. Le conoscenze rese validi costituiscono una memoria 3)Se la divisione tradizionale dei compiti materiali (specializzazione dei ruoli ovvero separazione dei compiti di concezione ed esecuzione per diminuire i tempi di apprendistato, gerarchia rigida)non scompare nella produzione di conoscenza, il carattere fortemente orizzontale delle procedeure di codificazione del prodotto cognitivo e' qui essenziale; nel modello platonico dell'Accademia che Himanen oppone al modello del monastero del XII secono e allo spirito protestante del capitalismo, l'autorita' e' una comunita' di uguali o pari ed e' immanente; la divisione dei ruoli non e' strumentale ma sostanziale; l'ozio del tempo libero non e' tempo perduto o non lavoro. Altrimenti detto il sistema cooperativo precede o accompagna in modo indistinto la divisione materiale dell'esecuzione dei compiti: comprende, sia al livello dell'individuo que di gruppo di ricerca o di comunita' scientifica, i saperi impliciti indispensabili alla comunicazione, all'interpretazione, al trattamento dei saperi codificati.
L'introduzione di un mezzo come quello della rete Internet (indipendentemente dalla peculiare procedura che veicola e che caratterizza fortemente la natura della rete cosi' costituita) influisce gia' sulle tre componenti della divisione cognitiva del lavoro. Ma l'introduzione di una rete cognitiva specifica come quella dell'HyperNietzsche agisce ugualmente su tre dimensioni . Lo schema uno cerca di presentare il modo sintetico e semplificatore di queste trasformazioni.

Schema 1. La produzione della conoscenza
  • Conoscenze
  • Tacite
  • Conoscenze codificate
  • Pubbliche o riservate
  • Complementarieta'
  • Ricerca
  • Nuova produzione cognitiva
  • Circolazione bloccata
  • Riconoscimento tra colleghi
  • Istanze accettate
  • Apprendimento
  • Trasmissione
  • Cooperazione tacita
  • Rivelazione pubblica
  • Pubblicazione
  • Nuove conoscenze codificate
  • Nuove conoscenze tacite
Schema 2: Produzione di conoscenza attraverso l'introduzione di una rete cognitiva specifica di tipo ipertestuale
  • Conoscenze
  • Tacite
  • Conoscenze codificate
  • Pubbliche o riservate
  • Complementarieta'
  • Ricerca
  • Nuova produzione cognitiva
  • Blocco della circolazione delle idee
  • Ratifica del sapere tra colleghi o
  • Tramite istanze riconosciute
  • Apprendimento
  • Trasmissione
  • Cooperazione tacita
  • Rivelazione pubblica
  • Pubblicazione
  • Nouve conoscenze codifica
  • Nouve conoscenze tacite

Internet sortisce cosi' l'effetto immediato di confondere la separazione tra i saperi taciti e quelli codificati. Molti saperi taciti o impliciti poggiano in effetti sul loro carattere dissimulato, non trasparente o riservato a un piccolo numero di agenti che si pongono in condizioni di monopolio (fornitura di un marchio di qualita') e restringendo o ritardando la pubblicazione e la codificazione di criteri di selezione; o in situazioni di rendita monetizzando l'accesso ai saperi;
Internet offre un mezzo di oggettivazione, di larga diffusione e tempi brevi di democratizzazione. Provoca un accavallamento tra saperi taciti, che sono particolarmente disgelati on line, senza far perdere carattere di complementarietà di questi con i saperi codificati e tutto in mancanza di pre-accordo in materia di procedure di disvelamento.
Questo effetto si ritrova nel caso specifico della rete HyperNietzsche, ma l'esistenza di procedure specifiche di formalizzazione rigorosa di quello che e' messo on line porta a ridurre il ruolo dei saperi impliciti nella misura in cui I rimandi interni (o anche esterni, si tratta solo di definire i termini) permettono di presentare e di esplicitare un gran numero di informazioni, di restituire delle sequenze temporali che, a causa del fatto che non sono state messe a disposizione di un gran numero di ricercatori, figurano tra i saperi impliciti di una elite molto ristretta e libera si rivelare o no queste conoscenze e di trasmettere o no le regole dell'interpretazione.
Ecco perche', a nostro avviso, un dispositivo ipertestuale come quello dell'Hypernietzsche pone i saperi impliciti in una posizione di essenziale sostanzialita' in rapporto ai saperi codificati precenti alle NTIC a differenza di un sito "dilettante" creato attorno a tutti i testi che comprendono la il termine Nietzsche o i termini del lessico nietzscheano.

Certamente una parte dei saperi impliciti legati all'attivita' celebrale, alla cultura filosofica dell'insieme dell'utenza del sito si incunea irriducibilmente a dei saperi codificati o a delle informazioni, ma l'erudizione "d'autorita'" spesso implicita perche' inverificabile per mancanza di tempo e di accesso alle fonti originali (per esempio, la lingua originale del testo) si trova riassorbita nel testo creato.

Nella misura in cui le istanze di formalizzazione dei saperi prodotti non sono implicite nella gestione dei siti creati o dell'informazione [Tavola 1] arrivata all'insieme degli utenti della Rete, questa tecnologia di Internet ha, nel migliore dei casi, un effetto neutro nei confronti dei modelli di comunicazione a lei anteriori (annunci sul giornale, alla televisione o alla radio)nel peggiore un effetto delegittimante nei confronti delle istanze di regolazione dei saperi se mette in evidenza dei comportamenti di occultamento dei saperi impliciti.
La coesione scientifica che promuove il ricorso a Internet ricorda molto l'anarchismo metodologico brillantemente difeso da Feyerabend nel suo plauso nei confronti dell'invenzione nello stesso modo in cui la coesione del regime cognitivo precedente alle NTIC e' dell'ordine del paradigma kuhniano. Quest'ultimo, mettendo in gioco la "costellazione completa delle credenze, dei valori, delle tecniche condivise tra i membri di una comunità data" (1962) include i saperi impliciti qui compresi alla loro stessa insaputa.
Nel caso dell'Hypernietzsche, e di ogni rete "autorizzata" che controlla il contenuto dello stile ipertestuale, si ha un doppio effetto: la rete cosi' costituita, vero rasoio di Occam, rende superflue le istanze di legittimazione differenti che si erano costituite a favore dell'incompletezza stessa del corpus dell'opera e delle insieme delle glosse e del lavoro (case editrici, traduttori, interpretazioni filosofiche gia' rese valide nella storia della filosofia perche' fatte da filosofi famosi, pensatori, creatori oppure autorita' in materia), e instaura una nuova forma di esigenza scientifica, un vero dovere di erudizione che restava spesso lettera morta nelle dichiarazioni di intenti.
Tuttavia, non si tratta di una semplice sostituzione di una pluralita' di istanze di autorita' in una mega autorita' funzionante nel modo delle precedenti (cioe' sia con una forte dose di implicito, sia con una forte dose di arbitrario nel caso di un sito Internet non specifico costituente una rete di individui il cui solo legame e' la ricerca di informazioni di ogni tipo su Nietzsche). Una rete cognitiva specifica avente la responsabilita' di assicurare la qualita' dell'informazione e la validita' dei saperi (potendo, questa validità, risultare da una pluralita' di criteri)deve mostrare le proprie regole di funzionamento, la sua composizione, i suoi dibattiti in corso.
Incaricato della missione di assicurare una trasparenza della trasmissione in rete dell'insieme delle conoscenze su Nietzsche, deve anche rendere trasparente il metalivello del proprio funzionamento. Ecco perche', secondo noi, senza perdere di vista l'obiettivo feyerabendiano di priorita' accordata all'invenzione, alla produzione di nuovi saperi ("io non cerco, trovo"../../home/httpd/html/redleghorn/libuniv/traduzioni/, secondo il famoso motto di Picasso)mettendo in rete il proprio meccanismo di selezione, questo somiglia molto al programma di ricerca scientifica nel quale Imre Lakatos vedeva la vera coerenza di una visione storicizzata e non storicista di una disciplina scientifica.

Il secondo grande asse che caratterizza la divisione cognitiva del lavoro della produzione scientifica, e quello che oppone la rivelazione (disclosure) o divulgazione dei segreti. Questo asse, molto piu' della separazione dei compiti di esecuzione, contribuisce a tessere la natura delle relazioni gerarchiche. Le due figure del controllo esercitato dall'esterno sugli scienziati (compresi quelli che formano una comunita' di pari) sono l'amministratore e il procacciatore di fondi.
L'uno come l'altro non esercitano il loro potere ne' la loro autorita' sul contenuto dell'attivita' scientifica ma sulla divulgazione pubblica dei risultati della ricerca imponendo il riserbo o mantenendo segreti fino a quando questi non siano protetti dai diritti che sono stimati conformi al mandato ricevuto (difesa del segreto, confidenzialita' provvisoria a causa di motivi di efficacia dell'azione pubblica, protezione delle condizioni di deposito dei brevetti che escludono la pubblicazione preliminare, protezione dei diritti di autore).
Prima della rivoluzione delle NTIC, la divulgazione dei nuovi saperi era condizionata da una netta congestione dei circuiti di pre-divulgazione dei prodotti cognitivi non ancora formalizzati (a parte ulteriori abusi che risultavano dalla collusione di interessi, dal nepotismo etc.). Una volta acquisito il riconoscimento della comunita' scientifica l'acquisizione dei risultati era possibile ma non automatica.
In effetti in questo contesto se, per definizione la pubblicazione di un articolo in una rivista scientifica assicurava la diffusione e il riconoscimento della paternita' di un'opera, la pubblicazione di una tesi era un affare meno scontato. Le tesi di stato dovevano essere pubblicate da un'editore ma questa causola era pure scomparsa. Quanto ai risultati sperimentali o applicati di una ricerca scientifica oggetto di un contratto pubblico o privato, vi poteva essere una clausola di confidenzialita' anche se il diritto francese e' sempre stato molto vigilante in materia di diritti di autore.

L'irruzione di Interner ha ampiamente modificato il contesto. La messa in rete di ogni informazione digitalizzata o di ogni conoscenza su supporto scritto o analogico digitalizzabile tramite scanner e', per definizione, incondizionata.
Ogni utente di Internet, creando il suo sito personale, puo' mettere in linea quello che vuole nella misura in cui quel sito e' visitabile e non munito di dispositivi specifici; ivi ogni visitatore potra' copiare questi dati.
La diffusione assicurata grazie a Internet e' per definizione incondizionata: i limiti pratici ai diritti di riproduzione dei dati analogici (costi, difficolta' tecniche, tracciabilita' delle operazioni)scompaiono con il digitale. Bisogna che i dati siano digitalizzabili affinché possano essere accessibili su Internet in modo incondizionato.
Le enciclopedie o gli elenchi del telefono precedentemente registrati su CD non copiabilie sono diventati copiabili con qualsiasi cassetta musicale.
Questa modificazione radicale delle condizioni tecniche di riproduzione delle opere, delle conoscenze, delle informazioni, rende sempre di piu' difficilmente esigibili i diritti di proprieta' concepiti per i beni materiali come i brevetti e i diritti di autore precedenti alle NTIC
Le reti specializzate come l'HyperNietzsche non obbediscono totalmente alla stessa logica. La diffusione su Internet non e' piu' cosi' comoda da realizzare ma e' la condizione necessaria di un simile progetto. Questa necessita' di esaustivita' nella messa in rete di un corpus disponibile su supporto scritto, audiovisivo non e' una condizione superficiale. Serve da garante agli effetti precedentemente analizzati. Ma, allo stesso tempo, a differenza di un semplice sito Internet l'HyperNietzsche che divulga la totalita' disponibile dei saperi e delle fonti del corpus costruisce questa totalita' disponibile di saperi non rapsodica e subordinata all'entrata di informazioni e di dati digitali secondo criteri verificabili.
Senza entrare nel dettaglio ci limitiamo qui a sottolineare che su Internet, nei forum di discussione, sulle List etc.. esistono sempre delle istanza regolatrici (un amministratore del sito, un moderatore di List, delle Pass, un programmatore di differenti modalita' d'uso) che hanno io potere di regolare le procedure.

Il terzo asse che ha a che fare con la divisione cognitiva del lavoro, strettamente legata ai precedenti, e' quello della divisione dei beni-conoscenza prodotti secondo i diritti di proprieta'. Prima della divisione delle NTIC, e a causa di invenzioni come la stampa, poi della fotografia, i beni materiali sono stati oggetto di una divisione largamente ricalcata sul carattere esigibile dei diritti di proprieta' privata (esclusivita', divisibilita', rivalita', tracciabilta').

Cosi' in materia di conoscenza o di prodotti dell'attivita'umana cognitiva e creatice si fanno convergere i saperi fondamentali, compresi i piu' recenti, i saperi tecnici, le opere artistiche (dunque originali), i prodotti di un passato superiore a 15 anni verso un patrimonio dei beni pubblici o collettivi il cui uso a parte di un agente economico e' considerato lecito (l'uso si differenzia dell'appropriazione in quanto essa esclude il fructus cioe' l'estrazione di reddito e l'abuso ovvero vendita o trasmissione).
Al contrario le applicazioni della scienza comportano il mettersi in moto di un dispositivo originale (effetto tecnico) essendo le opere contemporanee di carattere artistico assimilate a dei beni privati materiali sul quale opera il diritto romano di proprieta' a tre dimensioni (uso, fructus e alienabilita') per almeno per una durata di circa quindici anni per i brevetti, di 70 per la parte patrimoniale del diritto di autore (non estinguendosi i diritti morali finche' esistono e eredi o parenti).
La generalizzazione delle NTIC e in particolare l'uso di Internet hanno poi rimesso in discussione la divisione fin qui relativamente comoda tracciata tra la ricerca teorica e la ricerca applicata, i beni pubblici e quelli privati.
La confusione dei confini tra scienza e applicazione della scienza tecnologica, e il fatto che la digitalizzazione e la riproducibilita' hanno un costo quasi nullo, in ogni conoscenza codificabile rimettono in discussione i temi dei brevetti e dei diritti di autore che trattano il problema dell'assegnazione dei diritti di proprieta' sui beni immateriali. Le straordinarie facilitazioni che offre Internet per le copie pirata e lo spionaggio industriale cosi' come per le conoscenze fondamentali di applicazione immediata (per esempio la composizione delle molecole che contribuisce alla produzione dei medicinali conduce a delle soluzioni estreme che gli economisti chiamamo soluzioni di nicchia. Complessivamente, la privatizzazione di ogni bene di conoscenza appartiene poi sia alla scienza pura che alla scienza applicata. Per privatizzazione intendiamo la creazione di diritti di appropriazione privativa (che riunisce usus, fructus e abusus).
In questo modo si cerca di risolvere il problema dell'economia dell'informazione che consiste nel fatto che l'informazione e la conoscenza hanno alti costi di produzione ma, non costando quasi niente la loro riproduzione, si tratta di costi irrecuperabili (sunk costs). [Per recuperare i costi] Internet diviene così a pagamento. D'altra parte, si vorrebbe regolare il prezzo dei contenuti su Internet tramite il brevetto di ogni tipo di nuova conoscenza (algoritmi, software) o grazie a un prolungamento del valore patrimoniale dei diritti di autore e, last but not least, con a un rafforzamento delle misure di esecuzione dei diritti privativi di proprietà (perseguimento e condanna dei contravvenenti, verifica dei contenuti dei siti e delle trasmissioni dei contenuti su Internet limitando il crittaggio grazie all'installazione di una back door la cui chiave di acceso appartiene alle autorità pubbliche; responsabilizzazione pubblica dei possessori di accesso e dei gestori di siti)
Su un'altra polarità si trova la soluzione che consisterebbe a trasformare la totalità dei beni-conoscenza, compresi quelli che sono prodotti come beni pubblici accessibili (usus), inalienabili (abusus) e di cui l'estrazione di reddito commerciale (fructus) potrebbe essere concessa per periodi prefissati. La questione del finanziamento della produzione della conoscenza è regolata qui dalle imposte e dall'attribuzione di concessioni alle imprese private che permettono lo sfruttamento delle esternalizzazioni positive generate dalla gratuita messa a disposizione del sapere.
I poteri pubblici, per gestire il patrimonio artistico ed architettonico, sono così costretti a ricavare dei guadagni dall'uso privato delle riproduzioni o delle creazioni.
L'ammontare di questi diritti derivati è minimo ma non trascurabile.
Ma si tratta in generale, come abbiamo sottolineato, di soluzioni dicotomiche che si oppongono totalmente e che possono coesistere molto più difficilmente che prima dell'apparizione delle NTIC. Ma se ci soffermiamo sul caso delle rete cognitive specializzate come l'HyperNietzsche ci troviamo in presenza di una polarizzazione molto più forte.
Nel caso di una rete ipertestuale riguardante un autore e un'opera di scienze umane e sociali l'accumulo delle conoscenze, che è qui costituito dalla trasmissione gratuita e accessibile a chiunque per tutte le conoscenze rese valide e praticabili su scala planetaria, torna ad essere bene pubblico e conoscenza fondamentale e pura.
I problemi si pondono allora sul piano del finanziamento dell'accesso così come su quello dei costi dei contenuti trasmessi.
Il finanziamento dell'accesso è un problema semplice poiché i dispositivi tecnici necessari fanno parte degli investimenti indispensabili al funzionamento di ogni struttura di ricerca universitaria che sia pubblica o privata.
I costi di produzione dei contenuti sono composti dai costi dell'attività dei ricercatori, dei creatori o degli inventori ai quali conviene di aggiungere i costi di manutenzione delle reti cognitive collettive così come quelli della digitalizzazione. Infine, bisogna ugualmente regolare il problema del costo dei diritti di riproduzione delle opere protetti dai diritti di autore patrimoniali, così come quello dei brevetti che coprono il sistema di sfruttamento dei documenti in rete.
Bisogna così fare i conti con i prezzi di traduzione dei documenti trasmessi quando appartengono ad una difficile lingua di accesso. I brevetti o diritti derivati dai quali possono essere ricavate conoscenze fondamentali sono limitati in rapporto a quello che si incontra nelle scienze dure ma, tenendo conto del carattere modesto dei costi di accesso e di manutenzione delle reti tecniche condivise con l'insieme degli utenti, le risorse che essi procurano sono del tutto ragionevoli.

III. Il problema dell'esigibilita' dei diritti di proprieta' in materia di beni-conoscenza

1. Le NTIC come ostacolo all'esigibilità dei diritti di proprietà tradizionali.

La specificità del bene-informazione, per quello che riguarda il suo uso, il suo ammortamento, il suo arricchimento, il suo carattere non esclusivo solleva due tipi di problemi per il paradigma attuale dell'economia politica che essa sia di osservanza neoclassica o di obbedienza critica.
Il primo tipo di problema già discusso a proposito della "new economy"../../home/httpd/html/redleghorn/libuniv/traduzioni/ americana è quello della pertinenza delle leggi globali della teoria dei prezzi trattandosi di beni-conoscenza la cui rarita' non e' piu' la caratteristica fondamentale e la cui caratteristica fondamentale e' quella di avvicinarsi ai beni pubblici.
Certe caratteristiche dei mercati e della net-economy (in particolare lo stoccaggio di informazioni sul consumatore attraverso i cookies, il costo marginale quasi nullo di riproduzione dei beni-conoscenza e dei beni-informazione)rimettono in causa il principio dell'unicita' dei prezzi e, allo stesso tempo, quello delle caratteristiche riequilibranti del mercato. Nell'economia classica, il monopolio della discriminazione dei prezzi non era praticabile, a lungo andare, che da imprese monopoliste. Oggi e' possibile per qualsiasi impresa abbia a disposizione un catalogo personalizzato di clienti.
Il secondo tipo di problema e' legato alla natura e alla specificita' delle attivita' suscettibili di entrare nello scambio mercantile. La natura sempre piu' pubblica dei beni-conoscenza rimette in discussione la loro possibilita' di essere promosse attraverso il sistema mercantile. D'altra parte la natura stessa delle innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione ( come l'eliminazione degli ostacoli alla riproduzione e allo stoccaggio praticamente infinito dei beni immateriali)rendono molto problematica la creazione stessa dei diritti di proprieta'.
L'esigibilita' dei diritti di proprieta' si scontra cosi' con difficolta' crescenti.
C'e' il problema dei nuovi confini illustrati dal processo attorno ai diritti d'autore sui files MP3 scaricati da Internet.
Si puo' avanzare l'ipotesi che la caduta borsistica del NASDAQ tradisca la sconfitta della colonizzazione mercantile di Internet.
La prima privatizzazione e il movimento delle enclosures dal XIV al XVIII secolo attaccava, con il progresso e i suoi strumenti tecnici e un'aumento incontestabile della produttivita', la dimensione umana e collettiva della comunità tradizionale (dalle terre comuni dei villaggi inglesi al Mir russo).

La creazione della proprieta' privata come cellula di base e zoccolo del diritto naturale e del contrattualismo riuniniva, centralizzando le tre componenti della proprieta' (usus, fructus e abusus) sul modello del diritto romano della proprieta' sulle cose. Questo movimento coincide a o andava nello stesso senso di quello della produzione di merci e di valore. C'erano, infatti, degli effetti di sinergia e di coerenza.
Oggi le cose non vanno cosi'. Le NTIC e lo spostamento delle fonti del valore verso la sfera della produzione del vivente tramite vivente, e della conoscenza tramite conoscenza, fanno saltare l'unicita' e la centralizzazione dei diritti di proprieta'. La proprieta' sui beni materiali e' detronizzata dalla sua egemonia a causa della proprieta' sui beni immateriali. Questi ultimi non possono piu' definirsi grazie alla detenzione di un capitale, di un bene, e' l'accesso e le relazioni che comandano la produzione di queste nuove conoscenze e del vivente. Ne deriva che la proprieta' classica caratterizzata dal diritto di abusus (alienabilita' totale) sull'usus e il fructus diviene essa stessa un ostacolo (Marx avrebbe parlato di un appesantimento insopportabile della composizione organica del capitale; di qui l'ossessione della weightless economy, la leggerezza (Dan Qha) ). C'e' quindi una crisi della proprieta', della sua definizione. La proprieta' non e' piu' proprieta' di un bene, di una cosa, la sua vendita definitiva ma il controllo di una relazione ed in particolare del sistema che permette le relazioni, la ricezione, le esperienze di vita, in breve le reti e in particolare la rete delle reti, Internet.
Rifkin ha ben descritto nel suo ultimo libro (L'eta' dell'accesso) questa trasformazione della proprieta', l'importanza sempre piu' strategica dell'uso e dell'accesso all'uso. Il cliente di un bene dato, diviene l'abbonato ad una relazione che non propone solo il godimento di beni definiti anticipatamente ma anche la coproduzione interattiva dei prodotti effimeri, non solo dei servizi ma anche dell'esperienza di vita, degli affetti, dei flussi di immagini virtuali, dei dispositivi di elaborazione della memoria. L'usus e il fructus divengono piu' importanti dell'alienazione.

Tuttavia questa non e' che la meta' della storia. E non si puo' rimproverare a Rifkin -come nel suo libro precedente sulla fine del lavoro- di sovrastimare [il fenomeno].
Poiche' l'usus e il fructus (l'usufrutto) sono appropriabili in materia privativa, cioe' che i diritti di proprieta' possono a) essere definiti b) essere eseguibili (enforced in inglese), bisogna che i beni o le relazioni siano essi stessi divisibili, esclusivi, e protetti da caratteristiche intrinseche come la difficolta' di produrli (segreti di fabbricazione) o di riprodurli senza autorizzazione (brevetti).
E' li'che appare una considerevole contraddizione: piu' il capitalismo si dispiega nella via della produzione di conoscenza tramite conoscenza, tramite la permanenza del lavoro vivo, meno la codificazione, la ricodificazione e la relazione di scambio e di interazione divengono facilmente esigibili come diritti di proprieta'.
E questo per due ragioni principali:

A. La rete non e' un club che puo' essere chiuso quando la conoscenza e l'appplicazione della conoscenza sono digitalizzate, ridotte non a lavoro semplice ma ad informazione riproducibile a costo nullo. La rete e' espansiva e aperta per vocazione (la sua forma) ma anche grazie al suo contenuto digitalizzato (l'informazione digitalizzata). La sua produttivita' e' a questo prezzo: sono le esternalizzazioni della rete che costituiscono la chiave dei rendimenti crescenti. La legittimita' della chiusura o della limitazione all'accesso non puo' organizzarsi che sulla base della conoscenza o del rischio (principio di precauzione). Marx aveva mostrato negli articoli della Rheinische Zeitung che il ladro dei boschi era difficilmente reprimibile come il bracconaggio. Tuttavia si poteva far valere questa proibizione. Il furto di conoscenze, a causa di conseguenze sui processi materiali che sono prodotte a partire da programmi o prototipi in un modo che l' "effetto tecnico" che da solo giustifica l'assunzione di un brevetto diviene sempre piu' difficile da provare, si rivela sempre piu' difficile da reprimere.

B. La forma salariale andava di pari passo con la proletarizzazione: piu' la produzione di beni materiali mobilitava una accumulazione di capitale di cui il proletario non era munito, piu' era facile imporre il contratto di lavoro come forma dominante della relazione produttiva. Nel contratto di lavoro salariato, giuridicamente ex-ante, il proletario abbandonava ogni diritto sui prodotti che fabbricava lui stesso: solo la riunione di capitale e forza lavoro era produttiva (Marx nei Grundrisse era molto chiaro su questo punto, Piero Sraffa e Claudio Napoleoni hanno sviluppato questo argomento spiegando che la terminologia economica di "produttivita'" apparente del lavoro e' corretta, poiche' la produttivita' reale di uno dei "fattori" e' fittiva). Marx aveva sempre denunciato la rivendicazione proudhoniana del salariato sulla "proprieta' del suo lavoro", in breve sul prodotto del suo lavoro. Quest'ultimo era stato concesso tramite il contratto salariale alla proprieta' esclusiva dell'imprenditore.

Adesso, nella nuova grande trasformazione, si produce una deproletarizzazione: un programmatore che sviluppa un nuovo software, che sia renumerato da un organismo pubblico di ricerca o da Bill Gates a Redmont, sa che e' lui stesso a produrre una creazione innovatrice; egli e' e si sente autore allo stesso modo di un creatore artistico. E' stupefacente constatare che, durante l'ultima offensiva condotta dai gruppi di lobbying americani contro la legislazione europea che esclude la brevettabilita' industriale del software, ci si indigni del fatto che i produttori di software pagati dal settore pubblico possano arrogarsi un diritto di proprieta' sulla loro produzione ..diffondendola gratuitamente (in licenza GPL o copyleft)e questo quando, per i lobbyisti,[la brevettabilita'] appartiene esclusivamente agli organismi che stipendiano (nel pubblico e nel privato).
Le modifiche della renumerazione dei salariati (stock-options, lavoro parasubordinato e sfruttamento di lavoratori formalmente indipendenti) registrano queste trasformazioni. L'analisi radicale e marxista classica qui ha visto solamente dei tentativi di divisione dei salariati. Ma in realta' questo movimento tradisce un inizio della disintegrazione della coerenza del salariato come condizione unica del proletario escluso dalla divisione capitalistica del lavoro dalla proprieta' sul prodotto.
Lo schema 3 riassume le trasformazioni dei diritti di proprieta' indotte dalla digitalizzazione de dall'insieme delle NTIC. Si e' tracciato sull'asse orizzontale la divisibilita' delle tre componenti dei diritti di proprieta' (a sinistra una forte dipendenza dell'usufrutto dall'alienabilita', a destra una indipendenza totale dell'usus nei confronti del fructus e dell'abusus. Nel centro c'e' una dipendenza dell'usus da un diritto esercitato di fructus.) Sull'asse verticale si e' rappresentata la variabile di accesso (in basso l'accesso limitato, in alto l'accesso illimitato e nel mezzo l'accesso condizionato). Secondo simili criteri i beni privati non divulgati sono accessibili pagando e trasformati in beni mercantili ad accesso temporaneo.
Piu'questi beni sono materiali, piu' e' facile di esigere l'insieme dei diritti di proprieta', l'uso, la rendita e tutto cio' che si puo' ricavare da un'alienazione definitiva.
I beni informazione non digitalizzati che sono ad in accesso limitato possono diventare sia dei beni-informazione digitalizzati che dei beni-conoscenza. Un software proprietario regola un accesso limitato in diversi sensi del termine: a)il codice sorgente non e' accessibile e vi e' implicitamente negato l'accesso b)l'accesso e' riservato ad un solo utente cioe' ad una sola postazione di Pc c)il suo prezzo di acquisizione puo' essere riservato ad un numero ristretto di utenti ma puo' anche essere oggetto di sconti. Un software libero in open source trasmissibile ed incorporabile in un bene-informazione che mantiene lo stesso statuto non mercantile (copyleft) oscilla verso l'accesso illimitato ma condizionato (il rispetto della General Public Licence). Piu' e' gratuito e incondizionato piu' si avvicina al bene-conoscenza dell'economia pubblica. Esiste dunque un continuum di situazioni, rinforzate dal fatto che dei prodotti della conoscenza, di struttura complessa, possono incorporare degli elementi gratuiti e liberi, degli elementi gratuiti e non liberi ma open source, degli elementi proprietari.

La digitalizzazione influisce cosi' nella natura dei beni dando loro una traiettoria che dissocia l'uso dalla rendita dovuta all'uso di terzi o dalla vendita-acquisto in piena proprieta' fisica. Questa tendenza lorda si esprime gia' in maniera significativa. La parte rispettiva dei beni-informazione elevati allo statuto di beni-conoscenza dipendera' largamente dal vigore e dalla coerenza della regolazione pubblica.
A mo' di soluzione provvisoria: come il software libero, l'archivio pubblico in open source e' un modello economico

A. L'hyperNietzsche e' un vero modello alternativo di divisione cognitiva del lavoro differente dalla divisione del lavoro ereditata da Adam Smith e da Durkheim. E' sia creativo che innovatore cioe' suscettibile di un forte sviluppo al di fuori del proprio ambito di nascita. Perche' si possa parlare in effetti di un modello bisogna avere la convergenza di tre caratteristiche: a) la sua consistenza o coerenza che ne faccia un insieme di definizioni chiare, di regole istituzionalizzabili b) il suo carattere creatore che stabilisca quale e' la natura dell'apporto netto che viene costituito in rapporto ai protocolli ai quali intende sostituirsi c) il suo carattere innovatore, cioe' la sua potenza di diffusione in seno alla comunita' scientifica, il suo potere di contagio, di generalizzazione.

B. Alla questione della fattibilita' economica di questo tipo di progetti, conviene rispondere che questo non crea problemi di particolare finanziamento. Il ritorno sugli investimenti pubblici e' formato da molte componenti che si rinforzano reciprocamente: a) questo modo di organizzazione della messa in rete delle conoscenze attiva la formazione senza costi di transazioni tra reti scientifiche su scala internazionale che interessano sia a delle equipes che a dei ricercatori isolati, degli studenti di diversi livelli b) ha un effetto sulla qualita' dell'informazione messa in rete e sulla pertinenza delle reti create. Ora, la qualita' dell'informazione e della sua attualizzazione cosi' come quella delle reti e' uno dei principali problemi di fondo che si trovano nel ricorso ad Internet come strumento di lavoro c) il terzo vantaggio economico che comporta il lavoro coordinato tramite il ricorso a una rete specifica dei dati in accesso, sul modello dell'HyperNietzsche, e' quello che permette di stabilire a costi molto bassi dei nuovi criteri di verifica della produzione di nuova ricerca. La questione della valutazione della ricerca, su terreni multipli e su dei programmi di ricerca scientifica sempre di piu' complessi e' cosi' uno dei problemi maggiori di strategia e di governance dei programmi tanto che finisce per reclamare una porzione importante di risorse totali per essere portata a buon fine.

C. Questo modello e' generalizzabile tecnicamente e concettualmente verso altri autori ed altre discipline scientifiche ma anche artistiche. Chiameremo questo modelllo la produzione cognitiva specializzata di rete. Per rete specializzata si intende che questa rete in open source e open share sottosta', nel lavoro in rete, ad un comitato scientifico. Qualsiasi articolo, documento riguardante Nietzsche non e' messo automaticamente in rete. Questo aspetto solleva la questione delle modalita' di designazione o di selezione dell'autorita' regolatrice del sito in rete. Ma, da un punto di vista dell'analisi formale di questo tipo di modello, e' importante sottolinearne le particolarita' in rapporto alla rete Internet in generale, quella che chiamiamo Internet generico. Questa distinzione ha per correlato il fatto che i programmi di digitalizzazione debbano obbedire a dei criteri di selezione di cio' che conviene condurre a buon fine in priorita' di un punto di vista scientifico e in funzione delle risorse che il pubblico decidera' di destinarci (Stato, collettivita' locali, Organizzazioni internazionali quali l'UNESCO, La World Bank etc..)o dei privati che metteranno a disposizione i loro fondi.

D. Questo modello contiene anche delle informazioni fortemente innovative nella prospettiva della costituzione di una organizzazione produttiva ricorrente alle NTIC. Allo stesso tempo, minaccia con la propria esistenza gli altri modelli di organizzazione della ricerca e di produzione cognitiva cosi' bene che si prospetta come scopo l'ostilita' crescente al modello di mercato come al modello della gerarchia che vogliono la sua emarginazione in uno spazio ridotto. In questo sendo l'arbitraggio dei poteri pubblici non sarebbe solo auspicabile ma rivestirebbe un'urgenza non sovrastimabile.

E. Il problemi giuridici che pone la generalizzazione dell'accesso libero e praticamente gratuito a delle banche di ipertesti fanno parte di un problema piu' generale che e' costituito dalla ridefinizione dei diritti di proprieta'in funzione delle NTIC e della trasformazione della natura del valore e dei suoi meccanismi di estrazione. Due differenti opzioni si aprono per un sistema di digitalizzazione e di messa in rete dello stesso tipo dell'HyperNietzsche: anche una sistemazione a partire dalla situazione attuale, largamente ereditata dal passato, del finanziamento pubblico alla ricerca e delle regole che reggono la proprieta' intellettuale. Questa soluzione, che guarda alla rassicurazione degli operatori privati, come lo sono i detentori dei diritti d'autore, si contenta di arrangiare i finanziamenti pubblici per garantire la gratuita' e l'universalita' d'accesso. Rischia tuttavia di essere onerosa e dunque poco generalizzabile ad altri autori e, allo stesso tempo, sembra troppo dipendente dell'aleatorieta' dell'avvenire delle proprieta' intellettuale sorpassata dall'evoluzione e dalle nuove regole del gioco. La seconda soluzione, piu' volontarista, consisterebbe -da parte dei poteri pubblici- nell'affrontare in modo innovatore la questione delle garanzie del reddito dei produttori di conoscenza e nel ricorso ad un fondo della conoscenza, reso gratuito all'acceso, in modo che il rapporto tra autori sia regolato alla stessa maniera che nel copyleft sul terreno del software.

Tavola 1: Effetti delle NTIC sulle componenti principali della DCT (divisione cognitiva del lavoro scientifico)

Assi principali della DCT: Divisione cognitiva senza Internet/Divisione congnitiva con Internet/Divisione cognitiva di tipo HyperNietzsche


Conoscenze tacite oppure codificate: Ruolo delle istanze formali valorizzazione della comunita' scientifica/Tipo di coesione scientifica/Separazione e complementarieta'/Forte ruolo delle strutture implicite/Effetto Kuhn o della Complementarieta'/Effetto neutro o delegittimante/ Effetto Feyerabend

Presa di possesso sul e sostituibilita'del sapere: Semplificazione e oggettivazione delle procedure di verifica/Effetto Lakatos

Divulgazione e pubblicita': Condizionale e possibile/Incondizionale e sufficiente/Condizionale e necessaria

Beni privati oppure beni pubblici: ricerca applicata e inferiore alla durata dei brevetti e dei diritti d'autore/ patrimonio pubblico acquisito e di base /Privatizzazione dei beni-conoscenza in generale (informazione a pagamento)/Trasformazione dei beni-conoscenza in beni pubblici fatta salva la limitazione di accesso e della trasmissione/Finanziamento pubblico dell'accesso e regolazione dei problemi del diritto d'autore/Trasmissione gratuita della totalita' dei saperi resi validi e praticati dalla comunita' scientifica.

TOP

Back

Formato per stampa

Formato per stampa
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Info   |   Articoli   |   Interviste   |   Pubblicazioni   |   Recensioni   |   Seminari   |   Tesi   |   Traduzioni   |   Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Copyleft © 1996-2003 Libera Università di Godz