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La sinistra nell'era del karaoke
i libri di Reset - Donzelli editore, Roma 1994, pp.63


È apparso pochi mesi fa un libretto decisamente interessante che inaugura la serie Reset, legata all'omonima rivista di sinistra che circola da qualche tempo. Il titolo, La sinistra nell'era del karaoke, è di per sé curioso e stimolante, e subito introduce all'argomento trattato, ovvero, le sorti della "sinistra" nell'epoca dei Berlusconi. Si tratta della stesura di un dibattito a tre svoltosi dopo le fatidiche elezioni di Marzo '94.

I protagonisti sono tutti noti esponenti di spicco dell'intellettualità di sinistra, e precisamente Norberto Bobbio, tra le altre cose tragicamente noto negli ultimi tempi per aver partorito quel successo editoriale intitolato Destra e Sinistra, (ed. Donzelli), Gianni Vattimo, anche troppo noto per gli sconquassi provocati nell'ultimo decennio grazie alla sua brillante invenzione denominata "pensiero debole" e su cui trovo inutile soffermarsi, e Giancarlo Bosetti, Direttore della rivista Reset, Direttore della collana Reset, nonché promotore di questo dibattito ed efficace moderatore tra i due "esperti".

Il libretto si divide, dopo una breve ed esauriente introduzione di Giancarlo Bosetti, in tre brevi capitoli, intitolati: 1)Tra conservazione e innovazione; 2)Le conseguenze della televisione; 3)Uguaglianza o non violenza. Il primo riguarda soprattutto la questione della Costituzione, se difenderla o meno, e se il difenderla non costituisca un elemento di conservazione da parte della sinistra a fronte di una destra che, sconfessando la Costituzione stessa, si propone come elemento di innovazione della società, ruolo invece solitamente riservato, secondo i nostri, alla sinistra. Il secondo l'annosa questione "sinistra e media", dove non si capisce bene dove finisca quella e dove comincino gli altri, e dove le soluzioni proposte danno veramente materia di riflessione. Il terzo, invece, riguarda il diverso modo di intendere un possibile elemento unificatore per la sinistra da parte dei due contendenti: questione dell'uguaglianza per Bobbio, questione della non-violenza per Vattimo.

Ma entriamo un po' nello specifico, per vedere dove i nostri individuino le pecche e gli errori della oramai esanime sinistra e come pensino di rianimarla rispetto ad una società imbarbarita e, sicuramente, bisognosa di una guida eticamente e razionalmente più lucida e sensibile di quella dei Berlusconi. Da subito Bosetti introduce un problema fondamentale: la sinistra è ancora, e deve esserlo o meno, una forza innovativa (rispetto agli attacchi della destra alla Costituzione, ecc.)? La destra rappresenta la tradizione, risponde sicuro Bobbio, ma, replica Bosetti, proprio lei, Bobbio, non si è mostrato "conservatore" volendo porre come fondamentale il veto alla riforma della Costituzione? E via su questa linea, Costituzione si, Costituzione no. Interessanti alcuni spunti di Vattimo, che tende a distinguersi come il più "riflessivo": "Credo di vedere delle spiegazioni di questo conservatorismo della sinistra italiana: essa, o almeno una gran parte di essa, si è liberata lentamente, negli ultimi decenni, del mito della rivoluzione e ha scoperto relativamente da poco il valore che hanno le regole del gioco. Questo spiega in termini non puramente denigratori perché oggi la sinistra sembra più arroccata in difesa della Costituzione". (pp.21-22) Sempre che la rivoluzione debba essere intesa come "mito", c'è comunque da chiedersi se sia stato o meno un bene che la "sinistra" lo abbia perso, cosa alla quale in ogni caso Vattimo ha contribuito con solerzia e tatto. Fatto sta che, caduto il "mito" al pari del "muro", la sinistra si scopre sobria e disincantata e, in democratica difesa delle regole (democratiche), si adopera per il mantenimento della Costituzione repubblicana, o quantomeno dei suoi valori. E questa potrebbe essere letta come una prima bandierina, ovvero un punto fisso che fa da perno all'agire della sinistra oggi: la difesa della Costituzione. Perno verso il quale, ad onor del vero, Bobbio solleva qualche dubbio, in quanto, sia pur giusto, probabilmente inefficace a contrastare l'immagine avanzante della destra innovativa a fronte di una sinistra che un elettorato caprone si ostina a identificare come "conservatrice". Ma ancora una volta Vattimo chiarisce ogni dubbio: "Non credo che si debba molto recriminare perché la sinistra ha difeso l'ordine costituito. In tempi in cui la destra si presenta come rivoluzionaria, mi sembra inevitabile che la sinistra difenda la Costituzione". (p.23) L'acume di Vattimo, che può lasciare talvolta perplessi, salvo poi far spazio a una sensazione del tipo "Come ho fatto a non pensarci prima", rassicura senz'altro sulle sorti della sinistra, e permette di affrontare sollevati il seguito della lettura. Che promette, sia chiaro, nuove emozioni.

Quali sono stati, insomma, gli errori della sinistra, quelli che hanno determinato lo scacco elettorale? "Abbiamo fatto uno sforzo sufficiente per presentare una sinistra capace di raccogliere i voti del centro?" (p.25) si chiede Vattimo interrogandosi sul passato. "Sta qui l'unico suo possibile avvenire" (p.25), si risponde subito dopo. "E' piuttosto difficile che la sinistra possa vincere in quanto rivoluzionaria. E il primo passo da fare è quello della difesa delle regole del gioco, la difesa della Costituzione liberaldemocratica, non certo la proposta di alternative stravaganti" (pp.25-26) Una proposta come quella, ad esempio, di andare tutti in giro con le mutande sulla testa non avrebbe alcuna possibilità di vincere le elezioni, e questo Vattimo lo sa bene, come lo sa anche il più pragmatico ma sostanzialmente attento prof. Bobbio, di cui non vorrei si pensasse mi fossi dimenticato. Il quale si mostra più pessimista di Vattimo sulle possibilità di ripresa della sinistra ed afferma che, piuttosto, sarebbe il caso che la sinistra facesse "una opposizione dura, ottenendo dei risultati, come è accaduto nella prima parte della storia della Repubblica. La sinistra seppe allora condizionare lo sviluppo del paese. E' grazie a quella opposizione che la Democrazia cristiana fu sollecitata a istituire lo stato sociale" (p.28). Ricavandone anche qualche profittuccio, si potrebbe aggiungere, ma non è il caso di andare a cercare il pelo nell'uovo. Riprendiamo piuttosto ad esempio quei gloriosi momenti e l'antico spirito battagliero della sinistra per vedere come è possibile contrastare seriamente il berlusconismo e il liberismo rampante. I quali poggiano, come è risaputo, gran parte del loro potere sugli effetti di massa delle televisioni, e da questo punto parte il secondo capitoletto del libro.

Il problema dei media: Vattimo, noto esperto nel settore, aveva già brillantemente affrontato la questione in un volumetto dal titolo La società trasparente e per il quale ogni commento è qui superfluo. Chiede il buon Bosetti: come la sinistra può rispondere, in termini politici non obsoleti, alla nuova situazione social-comunicativa che si è andata creando negli ultimi anni? Risponde Vattimo: "La sinistra può vivere soltanto in una società in cui la politica non sia tanto marginale, dove la politica non si riduca a tenere le elezioni ogni quattro anni, o addirittura ogni otto come una volta ha detto Miglio, dove la partecipazione abbia una certa intensità" (pp.31-32) Partecipazione, detto per inciso, negli anni passati molto favorita e incoraggiata dalla sinistra, che ha saputo con efficacia e tempestività rispondere alle sollecitazioni della società in movimento, ad esempio facendola incarcerare. Ma il problema vero è che, continua Vattimo, i media, elemento determinante senza il quale la sinistra non sa neppure pensare, sono troppo in mano ad una parte sola della politica. Per cui? Invece che al Palazzo d'Inverno, l'assalto oggi va fatto al Palazzo di Canale 5? No, piuttosto, dice Bobbio, nostalgico del bel tempo che fu, bisogna che la sinistra torni a mobilitare le masse come faceva in passato, solo su temi appropriati al momento che viviamo. Però, interviene Bosetti, la sinistra poteva anche vincere le elezioni di Marzo '94. "Non è affatto vero che la sconfitta fosse inevitabile. Se la sinistra avesse giocato le carte giuste avrebbe potuto vincere, così come è avvenuto per i sindaci soltanto pochi mesi fa". (p.35) Sul fatto che certi avvenimenti possano essere considerati vittorie, preferisco lasciare in sospeso e rimandare ad altro momento. Piuttosto, nota Bobbio, la differenza sta nel fatto che in quel momento non era ancora presente sulla scena il Berlusca (il che la dice lunga sui tempi in cui il Cavaliere si è imposto). E rientra qui di prepotenza in gioco il fattore X: il potere della televisione. Da là siamo partiti, là bisogna tornare. Cosa fare rispetto ad esso? "Non ha vinto Berlusconi in quanto tale, ha vinto la società che i suoi mass media, la sua pubblicità hanno creato" (p.36) dice Bobbio. "Certo, il giorno che avremo un satellite in grado di contenere 160 canali, una posizione di dominio come quella di Berlusconi sarà molto ridimensionata" (p.37) replica Vattimo, evidentemente sicuro del fatto che tutti e 160 non possano appartenere a Berlusconi, sempre che questo abbia importanza. Una "impostazione ecologica" è la soluzione, infine, che propone Vattimo nei confronti della televisione. Una "ecologia della TV", ovvero una regolamentazione per legge degli orari, delle trasmissioni, ecc. ecc. Così, tutti tornano per le strade e la vita riprende più felice di prima. Perché importante è "il diritto a veder garantita la propria libertà di non essere aggrediti via etere" (p.40), ovvero a non esser violentati dalla televisione. Perché fondamentale per la sinistra e la sua ripresa è incentrare il discorso sulla non-violenza. Sull'uguaglianza, corregge Bobbio. Sulla non-violenza, sostiene Vattimo di rimando. Sull'uguaglianza, continua Bobbio. Sulla non-violenza. Sull'uguaglianza. Non-violenza. Uguaglianza. E su questo punto si passa al terzo ed ultimo capitoletto.

In un periodo come questo, dove dominano valori di competizione, sopraffazione, arrivismo, ecc., il difetto principale della sinistra, si chiede Bosetti, non sarà stato proprio quello di ispirarsi troppo al desueto ideale dell'"uguaglianza"? "Secondo voi questo significa che in Italia c'era bisogno, come dire, di minore uguaglianza? Significa che la sinistra, pur essendo stata all'opposizione, aveva fatto fin troppo la sua parte, che in qualche modo dunque aveva influito sulla società?". (p.43) Sempre che sia chiaro che cosa significhi "aver fatto la sua parte" da parte della sinistra e in che modo possa "aver influito sulla società", la questione, per i nostri, appare tutt'altro che di lana caprina, tanto da rappresentare argomento per il capitolo più lungo del libro. "La mia opinione è che gli elettori abbiano premiato la destra in quanto portatrice di valori di efficienza", (p.43) esordisce con il solito acume Vattimo, poi proseguendo: "Credo che la via d'uscita stia, come dicevo prima, nell'associare alla tematica dell'uguaglianza la riduzione della violenza. In tal modo mi pare sia possibile incrociare molte più sensibilità di quanto non sia stato possibile finora". (p.44) In questo mondo di buoni, che Vattimo preconizza, l'elemento della non-violenza, altra bandierina fondamentale, sarebbe quello capace di rispondere alle esigenze della sinistra tornando a far convogliare dalle sue parti la gente che, notoriamente, di violenza proprio non vuole saperne. Ma, sostiene Bobbio, la "riduzione della violenza" è un elemento caratterizzante il regime democratico, che si fonda su regole, e non la sinistra e il suo discorso politico. Il dibattito, poi, va avanti seguendo questa falsariga, con dei picchi come l'uscita di Vattimo ("Si può ricorrere alle vitamine, senza necessità di uccidere un coniglio" p.48) o la definizione della differenza essenziale secondo Bobbio tra destra e sinistra ("La differenza è tra chi prova un senso di sofferenza di fronte alle disuguaglianze e chi invece non lo prova e ritiene, in sostanza, che al contrario esse producano benessere e quindi debbano essere sostenute" p.51). Ma in definitiva il risultato non cambia, ed ognuno resta della propria opinione. La questione se sia meglio l'uguaglianza o la non-violenza per riprendere su larga scala un discorso di sinistra che trovi consenso tra la gente, purtroppo, resta senza risposta, e sfuma così l'ennesima occasione, per la sinistra, di farsi valere oggi. Ma, con Vattimo, potremmo dire che "dobbiamo smetterla con l'autoflagellazione" (p.57), che è importante "essere capaci di calcolare a mano anche nell'epoca dei computer: se infatti si guasta tutto il sistema informatico vince chi sa fare ancora i conti con il pallottiere" (p.52). E allora, con il pallottiere in mano lasciamo per il momento questa indecisa sinistra che, da parte mia, spero continui a deliziarci con queste favolose pièces e non scompaia completamente come, invece, purtroppo sembra stia accadendo, in modo lento ma inesorabile. Con il cuore alto e un sincero ringraziamento, voglio dare una simbolica pacca sulla spalla a questa nostra amica e voglio dirle: "forza vecchia sinistra: continua a scavare che un giorno o l'altro, vedrai, la fossa sarà abbastanza profonda, e per uscirne non avrai che da fare un fischio, che non mancheremo di accorrere". Sempre che il Karaoke non la salvi. Con i più rispettosi saluti..

Magg.INI

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