Libuniv Livorno
   Libera Università di Godzilla | Note C.S.O.A. Godzilla   
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno Libuniv Livorno
Info
Libera Università di Godzilla Libuniv Livorno
Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Articoli
Libuniv Livorno
Interviste

Pubblicazioni
Libuniv Livorno
Recensioni
Libuniv Livorno
Seminari

Tesi

Traduzioni
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno


GRUPPO "KRISIS"- MANIFESTO CONTRO IL LAVORO

7. IL LAVORO È DOMINIO PATRIARCALE

"L'umanità ha dovuto sottoporsi a un trattamento spaventoso, perché nascesse e si consolidasse il Sé, il carattere identico, pratico, virile dell'uomo, e qualcosa di tutto ciò si ripete in ogni infanzia".
Max Horkheimer/Theodor Adorno, "Dialettica dell'illuminismo"

Sebbene la logica del lavoro e della sua trasformazione in denaro vi tenda, non tutti gli ambiti sociali e tutte le attività necessarie si lasciano rinchiudere in questa sfera del tempo astratto. Perciò, insieme con la sfera "separata" del lavoro è nata, in un certo qual modo come il suo rovescio, anche la sfera della famiglia e dell'intimità.

In questo settore, definito come "femminile", restano quelle numerose e ricorrenti attività della vita quotidiana che non si lasciano, o soltanto eccezionalmente, trasformare in denaro: dal fare le pulizie al cucinare, passando per l'educazione dei bambini e la cura degli anziani, fino al "lavoro amoroso" della tipica casalinga, che accudisce il suo marito lavoratore, spremuto come un limone, e gli fa "fare il pieno di sentimenti". La sfera dell'intimità, come rovescio del lavoro, viene perciò trasfigurata dall'ideologia della famiglia borghese come il rifugio della "vita autentica" - anche se per lo più diventa invece un inferno entro quattro mura. Si tratta appunto non di una sfera della vera vita, degna di essere vissuta, ma di una altrettanto limitata e ridotta forma dell'esistenza, cui viene soltanto invertito il segno. Questa sfera è in sé stessa un prodotto del lavoro, certo da questo separata, e tuttavia esistente soltanto in rapporto con il lavoro. Senza lo spazio sociale separato delle attività "femminili", la società del lavoro non avrebbe mai potuto funzionare. Questo spazio è il suo silenzioso presupposto e nello stesso tempo il suo risultato specifico.

Ciò vale anche per gli stereotipi sessuali, che si sono generalizzati durante lo sviluppo del sistema produttore di merci. Non a caso, l'immagine della donna come essere naturale e istintivo, irrazionale ed emotivo è diventata un pregiudizio universale soltanto insieme a quella del maschio lavoratore e creatore di cultura, razionale e padrone di sé. E non a caso, l'autoaddestramento dell'uomo bianco alle esigenze del lavoro e della sua gestione degli uomini affidata allo Stato è andato di pari passo con una rabbiosa e secolare "caccia alle streghe". Anche l'appropriazione del mondo basata sulle scienze naturali, che ebbe contemporaneamente inizio, fu contaminata alla radice dal fine tautologico della società del lavoro e dalle sue attribuzioni sessuali. In questo modo, l'uomo bianco, per poter funzionare senza attriti, si spogliò di ogni sentimento e di ogni bisogno emotivo, i quali rappresentano, nel regno del lavoro, fattori di disturbo.

Nel ventesimo secolo, specialmente nelle democrazie fordiste del dopoguerra, le donne furono inserite in maniera crescente nel sistema del lavoro. Ma il risultato fu soltanto una coscienza femminile schizofrenica. Da una parte, infatti, il farsi largo delle donne nella sfera del lavoro non poteva portare a nessuna liberazione, ma soltanto alla stessa sottomissione all'idolo del lavoro come per gli uomini. D'altra parte, la struttura della "scissione" rimase intatta, e così anche la sfera delle attività definite come "femminili", al di fuori del lavoro ufficiale. In questa maniera, le donne sono state caricate di un peso doppio e sottoposte nello stesso tempo a imperativi sociali del tutto contraddittori. All'interno della sfera del lavoro, esse rimangono fino ad oggi confinate prevalentemente in posizioni sottopagate e subalterne.

Questa situazione non cambierà combattendo una battaglia, conforme al sistema, per quote riservate alle donne, e per maggiori chances concesse alla carriera femminile. La pietosa visione borghese di una "conciliazione di lavoro e famiglia" lascia totalmente intatta la divisione in sfere del sistema produttore di merci, e quindi la "scissione" sessuale. Per la maggioranza delle donne questa prospettiva è invivibile, per una minoranza di donne "abbienti" diventa una perfida posizione di vantaggio nell'apartheid sociale, nella misura in cui possono delegare le faccende di casa e la cura dei figli a dipendenti (donne, "naturalmente") malpagate.

Nella società nel suo complesso, la sfera della cosiddetta vita privata e familiare, santificata dall'ideologia borghese, viene in verità sempre più svuotata e degradata, perché l'usurpazione ad opera della società del lavoro richiede ormai l'intera persona, il sacrificio totale, mobilità e flessibilità sugli orari. Il patriarcato non viene abolito, ma si imbarbarisce nella crisi inconfessata della società del lavoro. Nella stessa misura in cui il sistema produttore di merci va in pezzi, le donne vengono rese responsabili della sopravvivenza su tutti i piani, mentre il mondo "maschile" allunga fittiziamente la vita alle categorie della società del lavoro.


torna al sommario
Formato per stampa

Formato per stampa
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Info   |   Articoli   |   Interviste   |   Pubblicazioni   |   Recensioni   |   Seminari   |   Tesi   |   Traduzioni   |   Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Copyleft 1996-2003 Libera Università di Godz