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LE APORIE DELLA SINISTRA



Forse il miglior intervento per “leggere” il dibattito suscitato da Revelli è quello di G. Lunghini sul Manifesto del 27 giugno. In poche righe Lunghini mette a nudo, suo malgrado, il vicolo morto in cui si è cacciata la sinistra. Nel suo articolo Lunghini prende finalmente atto che le tante chiacchiere su Mastricht non possono eludere il nodo dei nodi, e cioè, per usare le parole di Lunghini stesso, il fatto che “l'ingresso in Europa comporti non soltanto costi ma anche benefici”. Alla buon'ora! Ma quali dovrebbero essere questi benefici? La risposta di Lunghini è semplice e chiara: “la piena occupazione e il soddisfacimento dei bisogni sociali”. Bene! anzi male perché questa è roba buona tutt'al più per cinquant'anni fa.
Ma seguiamo il ragionamento di Lunghini nelle vesti dell'eroe in guerra per tutte le sinistre. In questo ragionamento ci sono dei punti fermi che perimetrano lo spazio entro il quale gli obbiettivi enunciati devono essere perseguiti. Si tratta di veri e propri postulati che ormai nessuno a sinistra sente più il bisogno di stare ad argomentare. Nessuno, e neppure Lunghini. Vediamoli:
1) “Oggi tuttavia non si può scegliere: occorre combattere sia l'inflazione che la disoccupazione”. Dunque la lotta all'inflazione è obbiettivo preliminare: non si da lotta contro la disoccupazione al di fuori di una politica deflazionistica.
2) “Per mantenere l'occupazione esistente è essenziale che l'industria nazionale (?) sia competitiva”: dunque l'obbiettivo della “competitività dell'industria nazionale” è anch'esso preposto ad una politica della “piena occupazione”, anzi, ad una politica di semplice MANTENIMENTO dell'occupazione attuale, perché Lunghini sa fin troppo bene che di qui ai prossimi lustri sarà già un miracolo riuscire a mantenere gli attuali livelli occupazionali.
3) “Non ci sono risorse aggiuntive” e dunque “occorrerà pensare a riforme senza spese”, vale a dire che la soddisfazione dei mitici bisogni sociali è subordinata al rispetto dei vincoli di bilancio.

È all'interno di questa cintura di ferro, sulla quale non si spende una sola parola, non ci si chiede da dove venga e perché, ma la si descrive come se fosse una seconda natura, che la sinistra è chiamata a fare la sua prova di governo, e vi è chiamata appunto solo e soltanto perché ha giurato fedeltà incondizionata a questo elegantissimo sistema di postulati.
Hic rhodus hic salta diceva qualcuno, qual è il problema? Collocare in qualche modo le decine di milioni di esuberi che l'attuale regime dell'accumulazione internazionale sforna a tambur battente: altro che piena occupazione!! Ma la sinistra, almeno sull'anagrafe, risulta viva e dunque deve poter dire la sua: ed ecco allora le formule del magico Lunghini. Visto che il lavoro tradizionale, quello sul quale la sinistra ha pascolato durante la sua stagione felice, è finito e mai più ritornerà (amen), bisognerà inventare “nuovi lavori”, ricorrere a “lavori concreti”: “principalmente lavori di cura, in senso lato, delle persone e della natura”. OPLÁ! Resta un problemuccio:
“Sono lavori che dovranno essere finanziati”, già, visto che come scriveva un visionario di Treviri, il lavoro che si scambia con il Capitale è lavoro astratto, e il “lavoro concreto” di Lunghini si potrà scambiare tutt'al più con il reddito. Ma ... con il reddito di chi? “Un aumento della pressione fiscale è impensabile” ma forse qualche soldo potrebbe venir fuori dalla mitica lotta all'evasione fiscale. Ma anche Lunghini, che non è scemo, si rende ben conto che più che altro questa è roba buona per i comizi e allora.... Allora delle volte aver studiato torna bene, e tra i suoi ricordi di gioventù Lunghini ha ripescato le ricette di un impudente borghese di due secoli fa, tale Adamo Smith, entrato nella memoria dei posteri per la storiella della mano invisibile ma più noto ai suoi tempi per una certa polemica contro i lavoratori improduttivi, che fece all'epoca un qualche scalpore, dove il benemerito metteva insieme preti, impiegati dello Stato e ... meretrici, cioè donne di malaffare, insomma, come si dice oggi, puttane. L'idea della lotta alla rendita è sua, sua è l'indicazione che “tra le tre grandi classi di reddito: salari profitti e rendita” quella che non viene bene alla ricchezza della nazione è la rendita. Dunque Lunghini non ha dubbi: se qualcuno ha da stringere la cinghia “la scelta non può cadere che sulla rendita, che frena l'accumulazione di capitale, contrasta la crescita dell'occupazione” e insomma è alla base di tutti i mali. Ma ohibò, oggi la rendita, lo sa anche Lunghini, “è eminentemente finanziaria”: non è che questo piccolo particolare avrà cambiato qualcosa dai tempi gloriosi di Adamo?
Bah... ormai sono finite le righe che il manifesto ha gentilmente concesso a Lunghini, resta giusto il tempo, mal comune mezzo gaudio, di consolarsi del proprio disorientamento teoretico: “È una fortuna che anche gli altri paesi europei, Germania compresa, abbiano problemi simili” e udite udite “questa potrebbe essere la ragione principale per far parte dell'Unione europea”.
Ma non aveva il nostro Lunghini esordito parlando del suo “sospetto che non sarà l'Unione europea a risolvere i problemi economici e sociali dei singoli paesi?”. Di quale “fortuna” dunque va parlando il nostro eroe? Misteri della sinistra, che SOSPETTA che non sarà l'Unione europea a toglierli le castagne dal fuoco ma che non sa a quale altro santo attaccarsi che non sia l'Unione europea stessa, sperando che qualche buona idea, chissà, venga in mente ai partners più sviluppati.
Ora, come poter dire a Lunghini che è giunto il momento di guardare in faccia alla morte e trarre tutte le amare conclusioni che conseguono dalla nuova configurazione della rendita che è oggi per l'appunto rendita finanziaria? Come svelarli che rendita finanziaria e profitti sono inestricabilmente legati ormai da decenni, e che, per sovramercato, il nucleo duro, la ragion d'essere dell'Unione europea è per l'appunto quello di predisporre una struttura istituzionale e monetaria adeguata a questa nuova realtà del Capitalismo internazionale? Come porgerli la triste notizia che è al servizio del capitale finanziario e della illimitata libertà di movimento dei capitali su scala planetaria che le élites tecnocratiche e in subordine politiche hanno predisposto l'integrazione europea? Eppure i famosi criteri di convergenza parlano sufficientemente chiaro intorno a quali siano le priorità dell'Europa di Mastricht. Non crederà Lunghini che aver pensato ad un certo tasso massimo d'inflazione e ad un certo rapporto tra debito pubblico e PIL anziché, che so, al tasso di disoccupazione o al livello di indicizzazione dei salari e delle pensioni, sia frutto di qualche bizzarria di un qualche burocrate. Ma in fondo Lunghini non è scemo, come non è scema la sinistra che, se è riuscita ad arrivare al governo qualche numero dovrà pure avercelo: la verità è che tutte queste cose le sa lui e le sa la “sinistra” ed è inutile che provino a raccontarci che la competitività dell'industria nazionale non si ottiene con i bassi salari quando è evidente anche per uno studente del primo anno di economia e commercio che oggi la competitività esige INSIEME bassi salari e innovazione tecnologica, vale a dire quell'espulsione permanente di forza lavoro che va di moda chiamare pudicamente con il termine di flessibilità del lavoro. È inutile che provino a mascherare il vero significato di questa roba dei lavori concreti, dei lavori di cura, che non è altro che la creazione di un enorme bacino di disoccupazione latente finanziato progressivamente al ribasso e concepito in tandem con lo smantellamento dello Stato sociale.
La logica ferrea del nuovo regime d'accumulazione, quella logica che è implicita nei totem post-moderni dei vincoli di bilancio, della competitività, della libertà di movimento delle merci e dei capitali, e ai quali la sinistra si è votata, ha già scelto e da un pezzo: tra le tre grandi classi di reddito, una volta sancita l'indissolubile fusione tra profitto e rendita, più precisamente tra profitto industriale e saggio d'interesse, sono soltanto i salari ad essere chiamati, coattivamente, a finanziare il rilancio dell'accumulazione.
La sinistra è all'opera, vedremo. Quanto all'antagonismo, o come forse è preferibile, alla critica radicale del rapporto del Capitale, bisognerà prima o poi avere il coraggio di ripensarla dalle fondamenta; perché non ripartire ... da Marx ?

Giannozzo the Kid

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