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La Farmacia di platone è chiusa - 2

Nella repubblica degli ultracorpi


"A me sembra molto desolante questa ipotesi del ciarlatanismo che dà un'origine a una fede (...). Il ciarlatanismo non dà origine a nulla, dà la morte a tutto. Non penetreremo il vero cuore di una cosa qualunque, se ne guarderemo soltanto la parte ciarlatanesca..."
Thomas Carlyle, Gli eroi

La nostra farmacia di Platone prosegue come strumento per la costruzione di categorie interpretative, delimitazioni di campo con lo scopo di produrre sapere sul terreno prescelto, attorno allo specifico italiano.
Questo specifico, già dallo scorso anno, con il tentativo di soluzione bonapartista da parte di un partito televisivo, viene da noi definito repubblica degli ultracorpi. In questo scritto, oltre a chiarire questa nozione di repubblica degli ultracorpi, si tratterà di delineare alcune caratteristiche specifiche del nostro passaggio storico.
Questo passaggio è stato solo esplorato, e non completamente definito, da categorie come quelle di "general intellect", "postfordismo", "neoliberismo", e spesso accompagnato da nozioni generiche, ma utili, al fine di chiarire l'innesto di questi fenomeni nella società telematica, di "postmoderno", "società dello spettacolo", "videodemocrazia".
A nostro avviso non si tratta certo di rifiutare gli interessanti intrecci interpretativi, che vengono da queste nozioni, quanto di ridefinire il quadro dove collocarle. Si tratta, soprattutto, di uscire dalla forbice di un meccanismo che interpreta la società all'interno di impianto categoriale produttivista oppure culturalista (e spesso senza nemmeno ritagliarsi una convincente interpretazione all'interno del proprio campo di partenza).
Certo, come notava Adorno(1), il concetto di società come suprema astrazione dei fenomeni sociali è difficilmente improponibile e si sovrappone al fatto che essa è conoscibile come inconoscibile. La fonte, di questo continuo riferirsi all'inafferrabile nella costruzione del concetto di società, starebbe in un pensiero troppo schiacciato sulla soggettività comprendente.
Questo spiega le esagerazioni del produttivismo e del culturalismo quando si fanno spiegazione d'assieme tout court: un soggetto comprendente trova rispondenza (metodologica, valutativa) nel campo prescelto e tende a allargare, a definire il proprio campo come baricentro di una complessività di saperi.
Si tratta, per noi, fare un'operazione simile ma di contenuto inverso: partire da un'esigenza di soggettività comprendente tenendo fermo il problema della salvaguardia della complessività dei saperi. Quest'esigenza si chiama affermazione del fatto che "il mercato si sta mangiando la società"; affermazione che contiene quella per cui "il mercato si sta mangiando la complessività dei saperi". La repubblica degli ultracorpi è la codificazione italiana di questo processo. Non abitiamo nell'unica repubblica degli ultracorpi televisivi né abiteremo in quella più perversa ma, la nostra, è stata la prima repubblica che, a fronte di una crisi radicale della sua forma stato, ha inventato, a partire dal sapere televisivo, un partito politico e un tentativo di regime (2 - parla di differenze con Rede Globo). Questo fenomeno ci specifica il nostro significato (la nostra codificazione) del fenomeno "il mercato si sta mangiando la società": la spinta inventiva, la capacità di creare mondo, a partire dal mercato, trovano forza motrice in un sapere televisivo (3 - diff. con internet e futuribili) che può costruire anche sapere politico. Qui la società viene, da una parte, ingoiata dal mercato (poi vedremo come) e, dall'altra, si trova a confrontarsi con le istituzioni create esclusivamente dai media in questo movimento.
Non crediamo, che il fenomeno leggibile attraverso il rifiuto umano Berlusconi sia elemento attraverso cui passa l'esclusività di questo processo. La ridefinizione dei rapporti tra pezzi del sistema statuale in crisi, negli ultimi anni, è passata attraverso la ristrutturazione delle loro gerarchie all'interno dello statuto comunicativo dettato dai media. La qualità del fenomeno "Leader del Milan - degli azzurri di Forza Italia - del miracolo economico rinnovato" sta nel fatto che proprio all'interno di quelle gerarchie comunicative stava un fondo di saperi che poteva produrre sia questo statuto comunicativo che i suoi riflessi politici e, dei riflessi politici levigati in funzione di questo statuto.
L'idea, quindi, di parlare di repubblica degli ultracorpi a partire dall'avvento di Forza Italia sta nel fatto che Berlusconi non rappresenta l'esclusività di questo processo ma il momento del dominio dello statuto comunicativo su quello politico, il momento in cui la ratio politica deve arrendersi alla forza comunicativa tratteggiando così la caratteristica di un periodo. Berlusconi rappresenta quindi non tanto l'acme di un processo quanto quel processo attraverso il quale è possibile fare inchiesta su quanto sapere sociale si è addensato, e come si è addensato, nella comunicazione mediologica.
Produrre un partito politico attraverso i saperi, e l'organizzazione, di un network finanziario-televisivo significa che, all'interno di questi saperi, ci stava una tensione cognitivo-organizzativa ben superiore al campo di partenza (il finanziario-televisivo).
Possiamo poi vedere la cosa da un altro lato e restarne egualmente affascinati: in quale manuale starà la vittoria di Berlusconi del 27 marzo 1994? In quello della storia della strategia politica? Sicuramente. Ma starà anche nei manuali delle strategie delle imprese multinazionali (come cercare di allargare le strategie di espansione, e gestire i propri flussi finanziari, tramite la gestione diretta , e la ristrutturazione, delle strutture dello stato nazionale in cui si esercita principalmente la propria personalità giuridica) e nella storia della comunicazione mediologica. Scommettendo sul fatto che nessun storico dell'Italia repubblicana tralascerà il passaggio-Berlusconi, ed essendo certi che è già diventato un "must" per ogni futuro storico del passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica, si può passare a questa affermazione: il 27 marzo non è un'anomalia è un evento. Diciamo proprio perché è un evento può trascendere le fortune del capo e della truppa che hanno contribuito a crearlo, proprio come Napoleone III e il suo 18 brumaio.
La differenza tra un'anomalia e un evento è presto detta: un'anomalia crea novità, è circoscritta nel tempo, è tipica delle fasi di transizione, non ha riferimento con il proprio ambiente circostante. L'evento 27 marzo è tipico delle fasi di transizione ma non è temporalmente ristretto: è stato il risultato di anni di egemonia culturale dello stesso network che si è fatto partito politico (4-anomalia, Agnoli e il muro). Inoltre ha fortemente condizionato il proprio campo circostante: i soggetti da rappresentare, e linguaggi, espressi da Forza Italia sono stati visti non come un qualcosa che è privo di senso quanto un terreno legittimo e da conquistare da parte dei campi circostanti e avversi. L'evento è quindi chiaro: la produzione di una complessività di saperi già storicamente rilevanti (nel campo della politica, della comunicazione, dell'impresa, della storia di un paese) a fronte di un campo di partenza più ristretto (l'ambito delle esigenze del Network). Se cominciamo da questo campo ristretto di partenza per arrivare a questa complessività vediamo, quindi, come questa complessività sia il residuo di saperi come traccia e prodotto di quella esplosione si senso che è stato l'evento (sul rapporto tra senso e evento vedi: La logica del senso, Deleuze).

Possiamo quindi far rilevare come l'idea di repubblica degli ultracorpi nasca dall'osservazione della complessività di saperi prodotti dall'evento del 27 marzo e ,che proprio l'osservazione di questa complessività ci serva a chiarire un passaggio storico. Con questo, ripetiamo, per noi il mentecatto Silvio Berlusconi da Arcore non è l'esclusiva forza organizzatrice del nostro processo storico ma è fenomeno, proprio per il carattere di evento e per la complessività di saperi che contiene, che serve per chiarirci che cosa è la repubblica degli ultracorpi.
S. Cacciari


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