Libuniv Livorno
   Libera Università di Godzilla | Note C.S.O.A. Godzilla   
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno Libuniv Livorno
Info
Libera Università di Godzilla Libuniv Livorno
Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Articoli
Libuniv Livorno
Interviste

Pubblicazioni
Libuniv Livorno
Recensioni
Libuniv Livorno
Seminari

Tesi

Traduzioni
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno


La guerra invisibile e il consenso organizzato: strategie per il capitalismo del terzo millennio

In un porta-a-porta, noto talk-trash-show in voga, degli ultimi giorni precedenti alla guerra americana, Fini di fronte ad una inebetita giornalista-di-sinistra ha ribadito che questa guerra sarà una guerra senza immagini né notizie, e che gli attori di questa guerra non saranno tenuti a dare alcuna informazione "per non dare vantaggi inopportuni ai terroristi (?)". Per di più, i governi non saranno nemmeno tenuti a mostrare le prove che permetterebbero di giustificare l'aggressione; si tratta piuttosto di fidarsi delle loro parole, per cui se si dice che si è legittimati a dare corso ad una guerra, vuol dire che è vero. In soldoni, Fini ha detto questo: "facciamo cosa ci pare, non siamo tenuti a rendere conto a nessuno e voi andate pure a fare in culo". Questa, in sostanza, l'essenza del messaggio finiano, come al solito chiaro e conciso. Naturalmente, l'inebetita giornalista-di-sinistra non ha nemmeno saputo rivendicare, di fronte agli attacchi decisi del fascio incravattato, il diritto all'informazione ed a sapere che cosa fa lo Stato a cui, volenti o nolenti, si appartiene, o almeno in ultima ratio pretendere di sapere come vengono spesi i soldi dei contribuenti. Niente, ma questo passano i tempi…
La non-informazione, dunque, soprattutto la non-visibilità: tattica questa già sperimentata con successo nel Golfo, e comunque vecchio abito mentale del capitalismo, molto utile per far apparire ciò che non è e far sapere ciò che si vuol far sapere. Più - e peggio - ancora, per alimentare e provocare il fetido meccanismo dell'abitudine, per cui si sa che ci sono le guerre (perché "ci sono sempre state e sempre ci saranno", oppure perché "si combatte il terrorismo", o cose del genere), che non possiamo farci nulla e magari che in fondo non sono poi così tremende, almeno finché potremo vederle come un telefilm al caldo delle nostre casette. Si sa che ci sono le guerre, come si sa che non è possibile pagare le pensioni per tutti, che non c'è lavoro per tutti, che c'è "crisi", che bisogna pur fare dei sacrifici, che non ci sono mai abbastanza soldi, e via così fino al più tenace cinismo e luogo comune, comodi abiti che, una volta indossati, diventano poi difficili da dismettere. Insomma, "si sa tutto", o così deve sembrare, mentre in realtà - entro questo gioco di specchi spettacolare - non si sa nulla, se non quello che il potere ed i suoi media vogliono che si sappia: per il resto, l'importante è riassumibile nell'adagio "facciamo cosa ci pare, non siamo tenuti a rendere conto a nessuno e voi andate pure a fare in culo", per riprendere l'efficace formula con cui si può sintetizzare il pensiero del noto filosofo di cui sopra e dei suoi pari.
La produzione del consenso si fa così più mirata, ed entra sempre più a far parte del gioco strategico del Capitale. Guardate i giornali e i telegiornali: già dal secondo giorno dall'inizio di questa terribile guerra, la notizia della guerra stessa è passata in secondo e terzo piano - salvo riemergere cautelamente quando si tratta di rialzare lo share, sia grazie all'antrace o a qualche altra invenzione - e quando viene affrontata lo si fa con un fanatismo ed un ideologizzazione ed idealizzazione del mondo occidentale e della sua giustezza da far scomparire i più intolleranti fra i talebani.
Dalla CNN ad Emilio Fede, tutti insomma hanno capito quale sia la posta il gioco e l'importanza veramente strategica e decisiva del controllo e della manipolazione dell'informazione. Poniamo questo caso dell'attacco all'Afghanistan: qual è la verità nascosta del conflitto? La volontà di allargamento del domino da parte USA e Nato più in generale, oramai a briglia sciolta dopo la fine dei blocchi della famosa "guerra fredda" - che bloccavano poco, a dire il vero, ma che comunque frenavamo almeno un po' l'assalto dell'una e dell'altra parte al resto del mondo. Che cosa fanno apparire, invece? Che gli USA, la Nato e gli "alleati" (notare il linguaggio guerresco oggi tornato in voga) sono i paladini della giustizia, naturalmente e nemmeno troppo velatamente identificata con il mondo occidentale e il suo portato di cultura "alta" e scientista, mescolata abilmente ad una solida "tradizione" rivendicata ad hoc e con un pizzico di tolleranza illuminata verso la parte buona degli "altri" (islamici, orientali, africani, omosessuali, neri, rossi, verdi, e chi più ne ha più ne metta - salvo i comunisti, of course, contro i quali la "vendetta infinita" è cominciata già da un pezzo).
Gli USA, ed i paesi-scendiletto che si prostrano di fronte al volere americano, stanno così portando avanti un'altra guerra, forse ancora più importante e fondamentale di quella in corso in Afghanistan: quella dell'informazione e della creazione di verità. Se si vuole vincere, è oggi indispensabile riuscire a imporre una verità, specie per un impero quale quello USA che si trova in realtà in una grave crisi sotto tutti i punti di vista: finanziariamente, ad esempio, come anche dal punto di vista del consenso esterno ed interno al suo sistema di vita. Diventa così importante non far capire che cosa sta veramente succedendo, cancellare davanti agli occhi della gente verità che invece sono osservabili e comprensibili da chiunque, ed esercitare un lavaggio del cervello costante grazie ad un bombardamento mediatico che definire propaganda ne sminuisce l'intensità e la potenza.
Gli USA ed i suoi "alleati" impongono al mondo intero un sistema che provoca disastri immani causando milioni di vittime e catastrofi ecologici, e che cosa appare? Che stanno disperatamente cercando, nonostante l'ottusa resistenza di popoli evidentemente ancora immaturi, di elevare lo standard di vita di quegli stessi paesi esportandovi il modello di sviluppo e di esistenza che caratterizza il "ricco" occidente. Gli USA e gli "alleati" devastano culture e territori, in caccia spietata di materie prime da strappare alle terre e ad i popoli che le abitano oppure di spazi da gestire in modo autoritario direttamente o grazie a governi fantocci ricattati dalle organizzazioni finanziarie internazionali, dove sfruttare bestialmente i lavoratori senza alcun riguardo per nessun tipo di garanzia tanto meno di dignità della persona, e che cosa appare? Che l'occidente sta aiutando i paesi "sottosviluppati" ad integrarsi nella grande comunità internazionale del Bengodi assicurato a tutti, e se questi paesi non riescono a fare il grande passo, in fondo è solo colpa loro, perché "incapaci" oppure strutturalmente inadatti al regime di vita occidentale - che ovviamente è quello giusto e quello verso cui tutti anelano.
Così dunque sembra strutturarsi la guerra permanente del terzo millennio. Non intendo qui le varie guerre come quella di adesso in Afghanistan: questo tipo di guerre sono solo un aspetto che emerge da una guerra molto più subdola e strisciante, e sempre più invisibile. Questa guerra è la guerra quotidiana del Capitalismo contro tutti gli esseri umani, contro i "proletari di tutti i paesi", a cui resta ancora il compito storico di "liberarsi delle proprio catene". E questa liberazione oggi passa anche da una attenzione verso l'informazione e chi la controlla.

Max.ini 30/10/01

Back

Formato per stampa

Formato per stampa
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Info   |   Articoli   |   Interviste   |   Pubblicazioni   |   Recensioni   |   Seminari   |   Tesi   |   Traduzioni   |   Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Copyleft © 1996-2003 Libera Università di Godz