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   Libera Università di Godzilla | Note C.S.O.A. Godzilla   
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Perché la Lega non governa Livorno'

Facciamoci una domanda semplice: perché il bandierone del Carroccio non sventola sulla baracca municipale'
Molti, anche tra noi, hanno già pronta una risposta consolatoria. Che suona più o meno così: l'assoluta atonia del territorio ha almeno un effetto positivo; che è quello si smorzare gli ardori di quello che il compagno Virno chiama "il sangue e suolo da supermarket".
È un atteggiamento non solo consolatorio ma anche allucinato. È esattamente quando si crede di controllare il Deserto dei Tartari che si è affetti dal suo torpore, che il suo mondo sembra immutabile; anzi, tutto sommato, un buon riparo rispetto ai furori del collasso italiano.
Noi rispondiamo così: la Lega non governa a Livorno perché, per una politica liberista e di speculazione immobiliare, non c'è affatto bisogno di nazisti come Rocchetta e del "texano" Speroni; basta e avanza l'eterna e poverissima nomenklatura locale.
Formentini, con le sue performances da gorilla, promette, in sintonia con le esigenze della nuova "riaccumulazione", la privatizzazione dei servizi?
Non c'è problema; Livorno si è già adeguata. Domandatelo alle lavoratrici precarie, a chi usufruisce di "servizi" sanitari e d'assistenza gestiti dal Comune o chiedetevi come la democraticissima amministrazione privatizza i rapporti di lavoro.
La Lega concede cittadinanza reale solo a chi ha reddito e incoraggia il mercato immobiliare selvaggio'
Figuriamoci se Livorno arretra di fronte a questo. La vicenda dei disperati soggetti delle albergazioni, passata a fronte dell'assoluta cecità di tutti, segna uno spartiacque nelle politiche sociali della città: "il Comune non può occuparsi di tutto e di tutti", parole testuali di Massimo Bianchi, capetto massone locale di un partito che non c'è più ma vicesindaco e voce maggiore del nuovo Piano Regolatore Generale (che nomignolo alla Orwell). Cioè il trionfo dell'unità a sinistra ovvero il partito del mattone sotto altre forme.
Formentini dichiara guerra al Leoncavallo?
Non c'è bisogno, da noi, di tanto livore. Il Comune decide di vendere l'immobile di via dei Mulini (dove a sede il csa Godzilla) come niente fosse. Il tutto condito dallo spettacolo di vedersi arrivare l'impiegato del Comune (che qui non ha l'aria arrogante del "lumbard" ma il tono paternale del compagno di Rifondazione) che ti chiede con allucinante naturalezza di consegnargli le chiavi.
Perché questa interiorizzata naturalezza' Perché vendere l'immobile di un'esperienza quasi decennale come niente fosse?
Perché qui il massacro sociale non ha bisogno dei simboli forti di Pontida per poi lanciarsi all'attacco dei residui (di destra e sinistra) del Welfare.
Qui il massacro sociale è nel funzionamento stesso delle cose, è l'"aria che tira" fattasi ordinaria amministrazione. Per questo noi non consegneremo le chiavi; per questo, per impadronirsi del Godzilla, se ce la farà, il Comune avrà bisogno di diverse decine di ascari (regolarmente sindacalizzati) e di una efficiente lancia termica. Perché vogliamo lanciare un segnale politico forte a chi si è adagiato su questo stato di cose e vogliamo difendere un patrimonio storico, anche quello di chi si è pentito o dissociato, unico in città. Paradossalmente, la solidarietà più convinta e immediata nei nostri confronti è arrivata dal Centro per la pace. Paradossalmente perché si tratta di un'area culturalmente lontana da noi, alla quale noi possiamo sembrare un po' matti e viceversa. Ma il paradosso è solo apparente: si tratta sempre di persone, pur lontanissime da noi, che fanno lavoro sul territorio e che capiscono l'importanza di non fa sparire luoghi di socializzazione.
Ben diverso è il discorso su tutta un'area di singoli e semiaggregati che ci dovrebbe essere più vicina, e dalla quale riceviamo segnali inquietanti: autismo, pregiudizi, egoismo nonché desiderio di funerali anticipati.
Ora, siccome abbiamo il privilegio di definirci marxisti, per questi e per altri, per chiamare alla difesa di Godzilla, difesa convinta e politica fatta non di solidarietà alla spicciolata ma di intese di respiro, non facciamo critiche ai comportamenti. La critica del comportamento è l'ultimo stadio della miseria teorica. A noi interessa il problema politico e culturale.
C'è un mito metropolitano (anzi, in questo caso, urbano) che resiste a consolazione di chi pensa che sia normale che Godzilla sparisca. Quello che vuole l'assessore di turno disposto a darti le chiavi di un posto richiesto con la compostezza della buona educazione o dopo un'occupazione decisa ma dialogante.
Godzilla può quindi sparire: al momento giusto mille fiori sbocceranno, aiutati dalla comprensiva socialdemocrazia locale.
Se fosse così, credeteci, avremmo già cambiato aria, specie dopo le risse di dicembre. Pensiamo, invece, che questo mito sia frutto di un'ignoranza (sia culturale che politica) enorme. che è a sua volta frutto dei colpi di sole del Deserto dei Tartari.
Dal '90 a oggi, la politica immobiliare del Comune ha cambiato disegno: la crisi economica del territorio lo ha spinto a cercare nuove risorse (in uno sfruttamento più serrato del patrimonio immobiliare) e a "valorizzare" una fonte certa di ricchezza in periodo di crisi. La speculazione sui suoli e la rendita immobiliare.
Defunta la politica industriale ( e emarginati i soggetti sociali portanti di quel periodo: portuali e classe operaia pacificata), grande sforzo di lor signori sta nella politica dei suoli e degli immobili (che crea una centralità di controllo dell'amministrazione nell'intreccio, per altro spesso confuso, tra lega delle cooperative, speculatori immobiliari privati, studi professionali, circuito massonico, apparati di partito "leggeri" cioè allo stadio terminale di un chiaro radicamento sociale). In questo disegno all'aumento del valore formale dei suoli e degli immobili con le politiche di piano regolatore (tassano il meno possibile: l'ICI a Livorno è la più bassa in Toscana) corrisponde l'aumento dei prezzi delle "prestazioni" degli immobili del Comune, con la vendita di ciò che è "necessario" e "possibile". Questo è il compito del Comune: favorire l'accumulazione da rendita e reperire risorse tramite la cannibalizzazione degli immobili.
Questo comporta, ad esempio (ma è solo un esempio!), tenere fitti alti in una città dove è impossibile trovare una casa e sottrarsi all'intervento sul territorio, per altro già gravemente malato, con meno servizi e meno assistenza.
Cosa significhi questo, dal lato della concessione di locali ad associazioni, ce lo spiega il nuovo statuto comunale sull'argomento.
Per chiarimenti andate a trovare (se vi regge lo stomaco) l'assessore al patrimonio Colombini (frutto di un beota oggettivismo stalinista riconvertito in borioso oggettivismo del libero mercato): se vi dirà che "oggettivamente" (parola che ripete dopo ogni respiro) il Comune può concedere locali solo ad associazioni che si ricavino spazi presso altre associazioni, che è l'ora di pagare affitti e che il Comune non può (poveretti) garantire tutti.
Se poi qualcuno fosse deciso a fare lo struzzo fino in fondo, dicendo "pago l'affitto fissato dal Comune e fo' i cazzi miei", prima di tutto bisogna fargli osservare che ci sono altre 144 associazioni in cerca di un affitto, magari a nuovi prezzi comunali. Dopodiché bisogna fargli osservare un piccolo meccanismo.
Il Comune vuol legare la concessione del fitto alla parziale copertura dello stesso tramite un finanziamento della Regione. Lo struzzo potrebbe pensare che tutto si risolve, visto che andrebbe a pagare meno con il Comune che presso un privato (che affitta a prezzi fantascientifici). Piccolo problema: non si concedono affitti senza che arrivi il finanziamento a Livorno. Il finanziamento e le sue pratiche vengono curate dal Comune; figuriamoci i tempi e la fine che faranno i non graditi in attesa... di che, se non ci sono più posti'
Non solo quindi il Comune vende e alza i prezzi ma rende rari i posti disponibili (anche per le associazioni più "neutre" come quella contro la sclerosi multipla) con rigidissimi criteri di ammissione.
Ci vuole:
- un posto (se lo si trova);
- un programma "adeguato". A prova di bomba e cioè del ciarpame neosolidaristico che il Comune spaccia per cultura e per solidarietà sociale;
- un affitto;
- un finanziamento recuperato in Regione.
Sono finiti i tempi delle chiavi ottenute in via confidenziale, del "tutti amici"...
Il primo motivo per cui non chiudiamo è quindi questo: morto un posto, è molto difficile che se ne faccia un altro. E poi dobbiamo mettere i bastoni nelle ruote di questi meccanismi. Non è un battaglia di tutti' Non è un battaglia strategica, da farsi sul serio'
C'è poi un secondo motivo assolutamente da non sottovalutare. Il Comune ha preso il gusto di sgomberare, con l'avallo de "Il Tirreno" (la cui importanza nei meccanismi della riproduzione di poteri forti sul territorio è stata abbondantemente sottovalutata dalla Sinistra triste, che si accontenta di farsi pubblicare un comunicato come compenso per la rimozione del problema). Per il Comune, sgomberare oggi è molto più facile di ieri. La vicenda degli albergati è un esempio pilota. È il momento in cui la nuova politica immobiliare del Comune passa, nello scontro e senza danni. Ora, nessuno dubita che gli albergati erano dei disperati pronti a vendersi a chiunque. Dovrebbe far riflettere già il fatto che non hanno trovato compratori...
Ora, gli albergati, per non essere messi sulla strada dal comune, le hanno provate di tutte. Hanno tappezzato la città di manifesti poveri ma di forte richiamo (tipo: "bimbo more dar freddo..."), sono finiti regolarmente sui giornali, si sono arroccati sul campanile del Duomo con tanto di diretta di Rai3 toscana. Hanno ottenuto potere simbolico di contrattazione e un consenso "della città" generico quanto vasto. Nel momento più duro si sono accampati, letti e figli al seguito, in Piazza Grande.
Bene, sono stati sgomberati di forza dal comune e senza un prezzo politico. Per questo "Il Tirreno" sa lavorare e cancellare le ferite...
Ora, se qualcuno accarezza l'idea di nuove occupazioni, noi siamo ben contenti. Viste le strategie del comune, l'occupazione non è solo una pratica da incoraggiare ma diventa la politica sociale del futuro contro il neoliberismo cialtrone di PRI-PSI-PDS (e dell'aborto che nascerà nei prossimi tempi). Ma, vista la politica di speculazione immobiliare del Comune e la tendenza allo sgombero facile, nonché allo scontro frontale, da parte del partito del mattone (l'aborto suddetto), bisogna capire fino nell'intimo che, dopo gli albergati, Godzilla rinforzerebbe molto pericolosamente le voglie di sgombero del Comune. E questo non perché siano cattivi nell'animo ma perché sono i meccanismi della politica immobiliare che consentono anomalie; nonché quelli della politica culturale che consentono spazi a pochissimi e blindati negli spazi del ciarpame neosolidaristico.
Invitiamo tutti a riflettere sul significato negativo di riaggregare un'area ora frammentata assieme a nuove forze; per una politica di difesa delle forme di vita oggi più che mai necessaria. Politica che non può che essere condotta con intese di respiro, di federazione delle differenze contro il massacro sociale. Politica come strategia perché l'attacco del Comune contro il territorio è strategico, di lungo corso.
Ci rivolgiamo, inoltre, alla Sinistra d'opposizione sparsa sul territorio. Non è certo oggi il caso di rimarcare le reciproche differenze. Invitiamo solo a riflettere sul fatto che non ci si può indignare contro la vittoria della Lega a Milano, quando il Comune pratica qui la stessa politica.
O forse, le sceneggiate "contro il razzismo" operate dalle antichissime volpi della politica locale sono sufficienti per farci sentire fuori dalla barbarie di questi anni?

Csoa Godzilla - (S. Cacciari)

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