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Livorno: dieci anni di guerre spaziali. - Articolo apparso sul numero 125 (novembre/dicembre 1994) della rivista Il Grande vetro


Dieci anni, sembra incredibile... A Livorno la questione "spazi sociali" sboccia infatti verso la fine del 1985 con la costituzione di un primo Comitato che, fin dall'inizio, risulta essere un'esperienza estremamente originale ai limiti - specie per i politici locali, anche di sinistra - della stravaganza. Al suo interno si incontrano cani sciolti, comunisti senza tessere, redattori di "Idola Tribus", anarchici e alcuni gruppi musicali. Quasi da subito risulta vano ogni tentativo di dialogo con l'Amministrazione locale, a maggioranza Pci. Così un anno dopo, nel dicembre '86 si arriva ad una manifestazione regionale contro la repressione (per rispondere alle innumerevoli denunce contro antimilitaristi e pacifisti "rei" di contestare il 4 Novembre) e, appunto, per gli spazi sociali, durante la quale viene occupato, più o meno simbolicamente, il Centro per la Pace aperto dal Comune e da questo controllato politicamente.
Nel febbraio '87, quale ulteriore azione di protesta verso l'Amministrazione, il "Comitato per un Centro Sociale Autogestito" e l'allora esistente Collettivo Studenti Libertari si autoinvitano ad un convegno dei comuni toscani riguardante i "problemi giovanili", portando il loro vivace "contributo" critico al dibattito istituzionale. Durante lo stesso anno, il percorso del Comitato si interseca col movimento antinucleare e l'opposizione ai progetti di privatizzazione della costa, a partire dal Castel Sonnino; su questi contenuti, in dicembre si arriva ad una nuova manifestazione assieme ad altre realtà antagoniste regionali. Nel marzo '88, occupando di nuovo simbolicamente i locali del fantomatico Centro per la Pace, viene ripreso il discorso sugli spazi autogestiti, partecipando il mese successivo alla manifestazione a Firenze in difesa de "L'Indiano", il primo centro occupato in Toscana.
Dopo l'estate, ricostituitosi come "Comitato Spazi Sociali" il vecchio collettivo, assieme a nuove persone interessate, finalizza la sua iniziativa ad una vera occupazione che permetta di aprire un centro sociale da autogestire; tale volontà porta all'occupazione, poche settimane dopo, dell'ex Istituto Pascoli, da anni in stato di abbandono; tale debutto è stroncato dopo tre giorni, con lo sgombero operato dalla polizia su decisione delle Amministrazioni locali. Seguono venti giorni di mobilitazione in città, in cui la rivendicazione di spazi d'aggregazione, né istituzionali né commerciali, si allarga e raccoglie simpatie.
Constatata di nuovo la perdurante chiusura culturale del Comune e dell'«Assessorato ai giovani» verso tale richiesta collettiva, in dicembre, avviene una prima occupazione di Villa Sansoni, struttura di proprietà comunale non più funzionante. Il Comune, a questo punto, si dichiara disponibile ad un confronto; viene così momentaneamente sospesa l'occupazione, ma verificata la non-volontà politica degli Amministratori ad affrontare seriamente la vertenza, nel febbraio '89 la Villa viene ripresa e aperta come centro sociale; nello stesso mese ospita anche un'assemblea nazionale dei CSA durante la quale la polizia interviene, provoca e spara.
Per alcuni mesi Villa Sansoni Occupata è animata da iniziative di solidarietà internazionalista, feste, corsi, concerti, ma anche "invasa" da soggetti di ogni tipo e non sempre mossi dalle migliori intenzioni. Nell'estate, la sproporzione tra i "vecchi" occupanti del Comitato e la moltitudine di emarginati, senzadimora, tossicodipendenti, è tale da mettere in crisi e pregiudicare l'originario progetto di centro sociale. Si riesce ancora a guastare la Festa Nazionale del Psi e a far arrabbiare Craxi; ma l'impatto della realtà sociale marginalizzata di una città, da un punto di vista sociale ed economico in caduta libera, su un unico spazio liberato da un piccolo gruppo di persone, è devastante; si arriva quindi ad una trattativa col Comune che "in cambio" di Villa Sansoni concede - gratuitamente e senza pretese di controllo - uno spazio più piccolo, in Via dei Mulini. Nei primi mesi del '90, dalle rovine di Villa Sansoni nasce quindi il CSA "Godzilla".
L'attività del centro riprende gradualmente; la prima iniziativa di rilievo è una giornata di solidarietà con l'Intifada, durante cui viene raccolto mezzo milione. Si forma anche il Gruppo di studio su Foucault (oggi Università di Godz)che, sviluppandosi, promuoverà un convegno e la pubblicazione di alcuni libri. Operano inoltre alcuni gruppi teatrali e si utilizza il computer.
Sul finire del '92, il centro si trova a passare un altro brutto momento; altri soggetti marginali ne turbano la vita interna, il comune decide di sfrattare il centro per vendere l'intero immobile e si registra persino un'aggressione squadrista di baldi giovanotti in vena di menar le mani e di esibirsi in saluti fascisti.
Passata la tempesta e l'estate, il Centro, ormai sotto sfratto, incontrandosi con l'esperienza studentesca di "Resistenza Libera", si dichiara in stato d'occupazione e, sentita la necessità di un altro spazio più grande per spettacoli e concerti, nel gennaio '94 il neonato "Movimento Spazi Sociali" occupa il Teatro delle commedie, abbandonato dal Comune per anni. Intervengono prontamente vigili urbani e Digos per sloggiare gli occupanti, ma dopo poche ore il "Movimento" se lo riprende di forza, gestendolo per un'intensa ventina di giorni; poi arriva il nuovo sgombero, all'indomani di un concerto dei 99 Posse con oltre mille persone.
Venti giorni di iniziative, aggregazione, teatro, musica e autogestione sono ancora, per la giunta a maggioranza Pds, insopportabili e valgono solo lo "straordinario" per un reggimento di vigili urbani in servizio d'ordine pubblico. Seguono giorni di mobilitazione; il teatro è ormai la strada, anche di notte. Viene simbolicamente occupato il Teatro Goldoni, lasciato anch'esso cadere a pezzi dall'Amministrazione "di sinistra", incapace di offrire e di tollerare spazi liberati, in una città sempre meno vivibile.
Dieci anni fa, senza voler capire (o forse, comprendendola fin troppo bene) l'importanza culturale, politica e sociale di spazi extraistituzionali autogestiti, sicuramente in molti osservando l'apparire di quei "marziani" del centro sociale, si saranno detti, con un sorriso di sufficienza: "... sono giovani, gli passerà. Non sanno neppure loro cosa vogliono." Si sono sbagliati e continuano a sbagliarsi. Siamo ancora qua e più in salute di loro.
Nonostante tutto.

Csoa Godzilla - (Marco Rossi)

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