Libuniv Livorno
   Libera Università di Godzilla | Note C.S.O.A. Godzilla   
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno Libuniv Livorno
Info
Libera Università di Godzilla Libuniv Livorno
Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Articoli
Libuniv Livorno
Interviste

Pubblicazioni
Libuniv Livorno
Recensioni
Libuniv Livorno
Seminari

Tesi

Traduzioni
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno


Il concetto di virtuale secondo Gilles Deleuze.

Il concetto di realtà virtuale, proveniente dagli studi sull’intelligenza artificiale e sulla Computer Graphics si afferma, sia come concetto di uso comune che come oggetto di dibattito teorico, dalla metà degli anni ‘80.

Il suo uso più comune è quello di "simulazione di realtà". Inoltre, se vediamo l’articolo Rappresentare con i New Media, di Garassini-Gasparini, l’uso della Alice di Attraverso lo specchio (tra l’altro storico referente deleuziano) apre alla conferma, sul piano della ricerca, della concezione del virtuale come secca riproduzione della realtà.

Pg. 76: "la realtà virtuale configura la tendenza a trasformarsi in oggetto essa stessa ... assumendo alcune caratteristiche proprie del mondo".

Insomma, qui il problema della realtà virtuale è quello della sua definizione come un nuovo tipo di copia: c’è la fotografia, la televisione e poi il virtuale. Ciò che differenzierebbe il virtuale dalle altri modi di produrre copie sarebbe la sua capacità di essere riproduzione della "realtà" fino a non distinguersi da essa.

La domanda da farsi è se queste concezioni non stabiliscano un parallelismo troppo stretto, per esempio, tra la riproduzione hi-fi del suono e quello che sarebbe il suo omologo per il "reale" ovvero la realtà virtuale.

Ora, visto che da almeno tre anni il dibattito sul virtuale si è placato a favore di quello su Internet (e le roboanti definizioni tipo "era del virtuale" hanno lasciato precipitosamente spazio a quelle tipo "epoca di Internet") vale la pena, in attesa di nuovi sviluppi, di inserire ulteriori elementi di lettura su questo concetto esulando da quelli prodotti dal dibattito sulla realtà artificiale.

Noi lo facciamo proponendo una collezione di citazioni dello storico testo di Deleuze su Bergson che riguardano il concetto di virtuale. Ovviamente Deleuze non parlava di virtuale nel senso di costruito dal computer. Ricavava però questo concetto all’interno di una serie di tematiche bergsoniane - l’immagine movimento, l’evoluzione creatrice- che gli permisero di riflettere sullo statuto filosofico dell’immagine cinematografica (cfr. su tutti: L’immagine movimento e L’immagine tempo). Inoltre la lettura di Bergson gli permette di riflettere sulla fotografia, sul problema della prospettiva, sulla televisione (cfr. Pourparlers) ma, soprattutto, in un ottica che non è quella della definizione del tipo di "precisione" rappresentativa presente in queste forme.

Infatti, come si vedrà il concetto di virtuale non è qui affrontato rispetto alla sua potenzialità rappresentativa dello spazio, capace di frantumare l’idea stessa di copia come avviene nel dibattito sulla realtà artificiale, ma a partire dalle nozioni di tempo e di movimento.

Ciò che è virtuale non è qui ciò che è rappresentato talmente bene da sembrar esistere anzi, da esistere. E’ invece sia quella dimensione di passato da estrarre dalla memoria, per essere attualizzata e personalizzata nel ricordo, che quella dimensione attraverso la quale è possibile concettualizzare la nozione di Tutto.

Con questo non intendiamo dire che la concezione di virtuale che si può trarre dai dibattiti sulla realtà artificiale è inservibile. Vogliamo solo allargare il campo mettendo il rotta di collisione (niente ecumenismi, quindi) le concezioni correnti del virtuale e questo materiale filosofico.

Per questo sottoponiamo ai nostri lettori questa collezione di citazioni speranzosi e desiderosi di avere pareri sulla qualità del materiale proposto e sulla bontà dell’operazione.

Inoltre, visto che questa nota fa parte di un progetto di approfondimento per Intermarx che si chiama "Concetto di comunità e tecnologie della comunicazione", dopo la collezione di citazioni ci sarà una piccola appendice sugli effetti di questo concetto di virtuale su quello di "comunità virtuale" che è al centro di questo progetto di approfondimento.

Da Gilles Deleuze, Il bergsonismo

Capitoli 3-4-5. Pg 45-107

Collezione di citazioni 1: virtuale come memoria del ricordo in sè.

"La durata è essenzialmente memoria, coscienza, libertà. Ed è coscienza e libertà proprio perché è essenzialmente memoria". "Il particolare problema della memoria è il seguente: come, in base a quale meccanismo, la memoria diventa durata di fatto ?"

"(Al contrario) la domanda: -dove si conservano i ricordi?- contiene un falso problema, cioè un misto mal analizzato.

Si ritiene che i ricordi debbano conservarsi da qualche parte, e che il cervello sia capace di conservarli. Ma il cervello è invece interamente situato sulla linea dell’oggettività: non può assolutamente differire in natura dagli altri strati della materia."

"Il ricordo fa invece parte della sfera della soggettività. E’ del tutto assurdo mescolare le due linee pensando che il cervello sia il serbatoio o il substrato dei ricordi"

"Ciò che Bergson chiama ricordo puro non ha inoltre nessuna esistenza psicologica. Perciò viene chiamato virtuale".

"Il nostro ricordo rimane allo stato virtuale: così facendo ci disponiamo semplicemente a riceverlo. A poco a poco esso appare come una nebulosa che si condensi; da virtuale diventa attuale".

"E’ vero che Bergson parla (qui) di atto psicologico ma lo è perché consiste in un vero e proprio salto." (ricordando) saltiamo nell’essere in sè del passato: solo in seguito, dopo il salto, il ricordo prenderà un’esistenza psicologica.

"(così) ci installiamo immediatamente nell’elemento del senso .... solo in seguito il senso si attualizza nei suoni psicologicamente percepiti".

"(in questa maniera con il) salto che facciamo quando cercando un ricordo ci installiamo direttamente nel passato .... ci poniamo prima nel passato in generale, poi in una regione determinata del passato"

"(qui) non dobbiamo confondere l’appello al ricordo con il ‘richiamo dell’immagine’. L’appello al ricordo è quel balzo con il quale mi installo nel virtuale, nel passato. Al contrario, quando parliamo dell’evocazione, o di richiamo dell’immagine ... i ricordi puri divengono immagini-ricordo che si possono richiamare, si attualizzano o si incarnano".

"Di qui la necessità di non confondere i piani di coscienza attraverso i quali il ricordo si attualizza, in base ai quali varia lo stato sempre virtuale del ricordo."

"(quindi) questi piani non dobbiamo confonderli: il primo tema riguarda le variazioni virtuali del ricordo in sè, mentre l’altro tema è il ricordo per noi, l’attualizzazione del ricordo in immagine-ricordo".

"Quale è il quadro comune tra (questi piani)? Questo quadro comune è il movimento".

"(con il movimento questi piani) coesistono ed implicano uno stesso tempo in cui i flussi sono simultanei."

 

Collezione di citazioni 2: virtuale come dimensione del Tutto.

"Questo tipo di filosofia (quella che legge i flussi simultanei, ndr) presuppone che la nozione di virtuale non sia più vaga e indeterminata. (Per questo motivo) Bergson ricorda costantemente che il Tutto non è dato. E ciò non significa che l’idea del tutto sia priva di senso, ma che designa una virtualità in quanto le parti attuali non si lasciano totalizzare."

"Ora il nostro punto di partenza è una unità, una semplicità, una totalità virtuale (grazie al fatto, ndr, che il movimento ha unificato il piano virtuale del ricordo in se e quello dell’attualizzazione del ricordo tramite l’immagine-ricordo ponendo così il Tutto come totalità virtuale)."

"Sempre più a questo punto si pone un’interrogativo: qual’è la natura di questo Virtuale, uno e semplice? Il fatto è che il virtuale almeno da due punti di vista si distingue dal possibile. Da un certo punto di vista, il possibile è il contrario del reale e gli si oppone; ma, cosa del tutto diversa, il virtuale si oppone all’attuale.

Il possibile non ha realtà mentre il virtuale non è attuale ma in quanto tale possiede una realtà (corsivo di Deleuze. ndr). Anche in questo caso, la formula che meglio definisce gli stati di virtualità è quella di Proust: ‘reale senza essere attuale, ideale senza essere astratto’..."

"Quando certi biologi chiamano in causa la nozione di potenzialità organica o di virtualità, cadono chiaramente nella confusione tra virtuale e possibile. Il virtuale infatti per attualizzarsi non deve procedere per eliminazione o limitazione ma deve creare con degli atti positivi, le sue linee di attualizzazione.

"Il possibile è una nozione falsa, fonte di falsi problemi. Si crede che il reale gli assomigli. In questo modo ci si fa un’idea del reale preformato e preesistente a se stesso."
"Nella pseudo attualità del possibile è già tutto dato in un’immagine .... in verità non è il reale che assomiglia al possibile ma è quest’ultimo che assomiglia al reale, e questo perché l’abbiamo arbitrariamente estratto dal reale una volta compiuto, come sterile doppio. (Così procedendo) non si comprende niente del meccanismo della creazione."

"L’evoluzione (invece) va dal virtuale all’attuale"

"(Per evoluzione qui si intende quando) la virtualità si attualizza, si differenzia, si dispiega .... allora non c’è più un tutto coesistente; ci sono soltanto delle linee di attualizzazione, alcune successive, altre simultanee."

"Quindi non c’è alcun dubbio che sul fatto che ci sia un Tutto nella durata. Ma questo tutto è virtuale dove non è il tutto a chiudersi come organismo ma l’organismo ad aprirsi al tutto virtuale"

"L’uomo è capace di ritrovare tutti i livelli, tutti i gradi di contrazione e distensione che coesistono nel Tutto virtuale".

"Così si comprende anche come gli uomini possano formare delle società .... E’ questa la funzione fabulatrice, è un istinto virtuale, creatore di dei e inventore di religioni, cioè di rappresentazioni fittizie ‘che terranno testa alla rappresentazione del reale e che riusciranno ... a controbilanciare il lavoro intellettuale’..."

"Ed è grazie alla funzione fabulatrice che l’intelligenza è persuasa che il suo interesse è di ratificare l’obbligazione sociale"

(Così, passando dalla nozione di Tutto virtuale ricostruita nella società,) agendo e creando l’uomo può accedere alla totalità creatrice aperta ... riproducendo l’apertura di un Tutto."

"La memoria (rispetto al Tutto) appare come la coesistenza nella virtualità di tutti i gradi di differenza (e di dispiegamento del virtuale nell’attuale)."

"Infine, lo slancio vitale indica l’attualizzazione del virtuale in base a delle linee di differenziazione in cui lo slancio vitale prende coscienza di sè".

Titolo dell’opera originale: Le bergsonisme, 1966

 

Piccola appendice: Concetto di virtuale in Bergson e problema della Comunità virtuale ovvero della comunità che trova come mezzo di espressione le tecnologie della comunicazione.

(Ndr. Per il concetto di comunità virtuale rimandiamo a...)

Rispetto al concetto di virtuale come individuabile da Garassini-Gasparini, quello di Deleuze può essere utilizzato per scopi di categorizzazione politica.

Infatti, il concetto di Realtà virtuale, nei dibattiti sul mondo artificiale, finisce per essere un concetto prevalentemente estetico - riguardando lo spazio, le rivoluzioni nell’idea di copia e nella percezione- rendendo così il concetto di comunità virtuale o una semplice concessione alle mode telematiche o un qualcosa che si spiega sul piano estetico (le comunità si formano su questo concetto di spazio che ha determinate caratteristiche etc...) e che rimanda a una categorizzazione sociologica intesa come registrazione degli aggregati sociali attorno a quel piano estetico.

In Deleuze il concetto di virtuale non può essere utilizzato in riferimento al dibattito sulla realtà artificiale né quindi può approfondire quale rottura epistemologica, nell’idea di copia, sia la realtà virtuale. Quindi Deleuze non può dirci in base a quale rottura epistemologica, nella rappresentazione dello spazio, si forma la comunità virtuale.

Deleuze ci indica però come la nozione di virtualità come tutto si intrecci con quella di società come aggregato umano che diventa portato effettivo dell’idea di virtuale.

A questo punto l’idea di comunità virtuale può uscire dalla identificazione canonica, tipo di aggregato umano legato alle tecnologie della comunicazione, per assumere quella di elemento di attualizzazione e di differenziazione dal Tutto virtuale presente nel sostrato stesso della società.

La comunità, letta attraverso lenti deleuziane, diventa elemento di attualizzazione, in quanto determinazione delle forme virtuali di sociabilità presenti nel Tutto virtuale della società, e pure elemento di differenziazione e di specificazione da ciò che è virtualmente presente.

Che questo essere elemento di differenziazione possa avere anche il senso della rottura politica ce lo confermano i Pourparlers. Lì, a una domanda sul problema della prassi politica, Deleuze risponde che bisogna riprendere la nozione bergsoniana di fabulazione per dargli un senso politico. Come abbiamo visto nella collezione di citazioni è proprio la fabulazione che permette di accedere alla dimensione creatrice del Tutto virtuale controbilanciando il lavoro intellettuale.

Se il problema di Deleuze è quindi quello di dare un senso politico alla fabulazione che, nella dimensione della sociabilità apre una propria linea di differenziazione, si intravvede così questo tipo di schematizzazione:

l’idea di comunità virtuale, come proveniente o assimilabile al dibattito sulla realtà artificiale, sostanzialmente è una registrazione di forme di aggregazione sociale che hanno nella propria definizione un rapporto privilegiato con le tecnologie della comunicazione; l’idea di comunità virtuale, leggibile attraverso lenti deleuziane, è invece un elemento di differenziazione e di attualizzazione, rispetto al Tutto virtuale di una società, che può invece avere un senso di costituzione politica.

Insomma, nella comunità virtuale della realtà artificiale l’essere comunità si ferma alla dimensione del sociale, che vuol dire solo registrare la semplice presenza di un aggregato della società. In Deleuze, la comunità virtuale può voler dire una produzione di saperi tendenti alla politicizzazione e quindi alla rottura con l’assetto sociale dato.

Silvano

Back

Formato per stampa

Formato per stampa
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Info   |   Articoli   |   Interviste   |   Pubblicazioni   |   Recensioni   |   Seminari   |   Tesi   |   Traduzioni   |   Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Copyleft © 1996-2003 Libera Università di Godz