Libuniv Livorno
   Libera Università di Godzilla | Note C.S.O.A. Godzilla   
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno Libuniv Livorno
Info
Libera Università di Godzilla Libuniv Livorno
Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Articoli
Libuniv Livorno
Interviste

Pubblicazioni
Libuniv Livorno
Recensioni
Libuniv Livorno
Seminari

Tesi

Traduzioni
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno


"Essere superati sul piano scientifico e’ - giova ripeterlo - non solo il nostro destino, di noi tutti, ma anche il nostro scopo. Non possiamo lavorare senza sperare che altri si spingeranno più avanti di noi".

Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione

Progetto di approfondimento per Intermarx

Sommario

1) Globalizzazione, classi, gruppi di status e concetto di comunità

2) Temi classici della comunità e comunità virtuale

3) Comunità, tecnologie della comunicazione e mutazioni del lavoro

4) Comunità, tecnologie della comunicazione e teorie politiche

Da svilupparsi in rete con produzione di articoli, corredo di rimandi bibliografici, collegamento di eventuali note di lavoro da parte dei nobili lettori, annotazione delle riviste che parlano di argomenti simili etc..

Titolo : Concetto di comunità e tecnologie della comunicazione.

Temi di approfondimento:

1)

Nell’ormai datato Antisystemic Movements (1992) il trio Arrighi-Hopkins-Wallerstein affrontò un tema, a mio avviso, sottovalutato nella critica successiva alla pubblicazione in particolare e nei temi della globalizzazione in generale. Si trattava, come recitava il titolo, del tema delle Classi e gruppi di status nella prospettiva del sistema mondo.

Insomma, là dove la globalizzazione si stava ridefinendo diventava necessario anche rivedere i criteri di classificazione delle classi. Usando il Weber di Economia e società se ne deduceva che "dovremmo rileggere i processi di formazione delle classi e dei gruppi di status per vederli come tendenze che in certe occasioni si fondono e si rinforzano reciprocamente, invece di considerare la loro azione necessaria e diametralmente opposta. " (pg. 22)

Infatti il problema è capire che formazioni sociali come "la borghesia mondiale, la casta dei bramini, la nazione ungherese" (pg 23) oppure come la classe operaia inglese non britannica (pg.25), il proletariato che si sente soprattutto irlandese o cattolico piuttosto che darsi una definizione di classe (sempre pg. 25), hanno una loro spiegazione all’interno di quella coppia categoriale classi-gruppi di status che vuole, nell’individuazione di un aggregato sociale, prevalere l’uno o l’altro elemento all’interno dell’inevitabile miscela tra i due.

Per i tre autori la tesi centrale è che "tutti questi gruppi vengono costantemente ricreati, così come ogni anno abbiamo il vino nuovo" (pg. 23)

In definitiva uno degli effetti della globalizzazione sarebbe quello di contribuire alla ridefinizione degli aggregati sociali, e del loro equilibrio interno tra componenti di classe e componenti di status, su scala planetaria.

La prima tesi di questo lavoro in rete è quindi che il rapporto tra concetto di comunità e tecnologie della comunicazione stia proprio entro questo fenomeno di continua ridefinizione dei gruppi sociali, delle loro componenti di classe e di quelle di status all’interno della mitica globalizzazione.

Questo, in primo luogo, perchè gli aggregati sociali che possono autodefinirsi come comunità (si pensi alla comunità dei senegalesi a Milano, degli italiani a Seattle, dei valdesi in Piemonte o dei tedeschi in Asia provenienti dal Volga) o quelle che vengono definite come tali (le comunità locali individuate così dalle legislazioni o da qualche filosofia politica proceduralista) hanno al proprio interno componenti di classe e componenti di status. In secondo luogo perché le tecnologie della comunicazione sono il vettore privilegiato della cultura della globalizzazione, o meglio sono il supporto che permette tecnicamente una globalizzazione della cultura diversa da quella delle fasi precedenti operata dalla sola lingua scritta e parlata o dalle religioni, dalle ideologie magari veicolate dai media globali delle prime generazioni (Carta stampata, radio, televisione...). Ci interessa quindi approfondire i momenti nei quali il concetto di comunità cerca, per riprodursi, l’ausilio e la legittimazione delle tecnologie della comunicazione e quelli nei quali le tecnologie trovano un proprio referente sociale "caldo". In questa maniera si opera un rimescolamento degli elementi di classe e di status ovvero il fenomeno indicato da Arrighi-Hopkins-Wallerstein. Il concetto di comunità però ci permette di individuare una serie di fenomeni particolari, e fondamentali per comprendere le culture della globalizzazione, che l’idea di classificazione delle mutazioni culturali, esposta in Antistemic Movements, non riesce ad afferrare. Tutto teso a definire concetti come "classe", "gruppi etnici", "gruppi linguistici o religiosi", e a specificarne le possibilità di mutazione, l’articolo si trova giocoforza a vedersi sfuggire tutti gli elementi di rimescolamento degli elementi di classe e di status che sfuggono a questa griglia concettuale. Espressioni come "comunità degli hackers", "comunità dei possessori di Harley-Davidson", "comunità gay", hanno gli elementi del rimescolamento, indicato da Arrighi-Hopkins-Wallerstein, ma non appartengono a nessuna della categorie in mutazione indicate dagli autori.

Eppure, se prendiamo ad esempio il caso della "comunità dei possessori di Harley-Davidson" ci troviamo di fronte a aggregati sociali che si definiscono in base ad quel fondamentale ed estesissimo fenomeno della globalizzazione che è l’aggregazione su fenomemi e valori di consumo. Andiamo a vedere i siti Web che parlano di questo o di altri argomenti et voilà... un esempio sul campo del rapporto tra comunità e uso delle tecnologie della comunicazione.

2)

Detto questo già da adesso si delineano delle linee di ricerca che in questo testo definiremo attraverso alcune citazioni.

Occupiamoci qui del concetto classico di comunità come espresso da Toennies che, oltre che grande amico di Paul Gascoigne (tanto da ingelosire l’amico di sbronze di Paul, Jimmy Cinquepance), era anche un sociologo mica male.

Una prima linea di studio sarà quella di trovare un concetto di comunità adatto ai nostri scopi investigativi. Toennies ci fa capire (vedere Comunità e società):

a) come possa essere costruito un idealtipo della comunità in quanto formata da persone unite da legami sentiti come naturali, spontanei e immediati. Qui il senso di appartenenza alla stessa collettività domina il pensiero e le azioni di tutti i partecipanti.

b)come la suddivisione in comunità di sangue, di suolo e comunità spirituale non solo ci aiuta a chiarire che l’idea di comunità può essere sganciata da quella di territorialità (come nel caso della comunità spirituale che è concetto ben utile per indagini nel cyberspazio) ma anche a definire un armamentario della tradizione sociologica da confrontare con l’idea già definita di comunità nel virtuale come la si trova in Reinghold, The Virtual Community.

Quindi questa prima linea di studio sarà sulle mutazioni del concetto di comunità, a seguito dell’idea di comunità virtuale, a fronte della tradizione sociologica.

Si tenga conto che, già in Toennies, la società di massa non implica affatto la fine dei gruppi primari, come può essere quello della comunità, ma una loro ridefinizione.

Si tratta di vedere, insomma, che cosa c’è di nuovo, nel concetto di comunità virtuale, rispetto all’armamentario classico e che cosa, dai classici dei vecchi draghi, deve esser fatto riemergere.

3)

Se si segue Reinghold, si veda anche Huitema, Et Dieu crèa Internet, è dalla pratica delle comunità virtuali che nasce il groupware, software per il lavoro di gruppo di cui oggi sono avide le aziende e sul quale sembra puntare il mercato, che si sviluppa il concetto di newsgroup e tramite la quale si sviluppano forme inedite di lavoro.

Se si è scettici sulla portata di queste considerazioni nel determinare nuove concetti e nuove forme del lavoro si legga l’illuminante articolo di Giussani, Rivoluzione on-line per l’informazione in Le Monde diplomatique, ottobre 1997.

Giussani, che lavora all’edizione elettronica del New York Times, non solo cerca di individuare i mutamenti delle tecnologie della comunicazione - ponendo il fenomeno dei new media come rivoluzione in atto e non come curiosità futurologica - ma pone la pratica della comunità virtuale come nuovo terreno di lavoro per il giornalista ristrutturato.

Vedere per credere: nel giornale virtuale, risultato della rivoluzione tecnologica, il nuovo giornalista attira pubblico facendo "comunità, un gruppo di persone, cioè, che si riconosce in una testata perché essa costituisce .... uno spazio pubblico .... e forme di aggregazione collettiva" (pg. 23). In questa maniera il giornalista "rinuncia a una parte del ruolo tradizionale per assumere la veste di animatore" (pg. 23). Insomma, il giornalista si fa Club Med per cogliere le nuove opportunità di lavoro offerte dalle nuove tecnologie a supporto della comunità virtuale. Ecco quindi un’altra linea di ricerca, quella del rapporto tra comunità, mutazioni delle forme di lavoro e tecnologie della comunicazione.

Confronterei inoltre queste affermazioni di Giussani con un articolo di Guattari apparso su Libèration il 22-12-87: "le strutture produttrici di soggettività pongono ogni singolarità alle dipendenze di attrezzature, professioni specializzate e quadri professionali"(Les nouveaux mondes du capitalisme). Si apre quindi un terreno di particolare interesse che sta tra produzione di soggettività, il comunitarismo, le tecnologie della comunicazione, le mutazioni delle professionalità e dell’organizzazione del lavoro (e pensare che c’è chi parla delle 35 ore come se intervenissero a regolare, e magari in modo egualitario, anche questo mondo. Ma chi passa le canne a Bertinotti?)

Mi sono anche annotato come concezioni dell’organizzazione del lavoro come ne vengono fuori dall’articolo di Giussani sconvolgano le teorie classiche sulle organizzazioni di Weick, Urwick etc.. ma questo un’altra volta.

4)

Per buttarla in politica, ovvero per capire quali teorie politiche possono essere più inclini a esaltare il rapporto tra comunità e tecnologie dell’informazione, bisogna ricordare come fin dalla nascita degli antesignani della rete il concetto di comunità si sia fatto avanti.

In Carlini, Internet, Pinocchio e il gendarme troviamo una citazione proveniente dal progetto ARPA (uno di quei progetti che ha generato la rete come la conosciamo noi): " Lick (J. Licklider, studioso delle possibilità cognitive del computer, secondo Carlini figura ingiustamente dimenticata nella storia dei pionieri delle reti. NDS) fu tra i primi a percepire lo spirito di comunità che si creava tra gli utenti del primo sistema (...) Sottolineando quel fenomeno comunitario, in parte dovuto alla condivisione delle risorse, venne facile a Lick pensare di interconnettere delle comunità; l’interconnessione delle comunità di persone interattive, on line" (Arpanet Completion Report Draw citato da Carlini pg. 30).

Era l’anno di grazia 1977, si sperimentava la rete e già la si legava alla comunità come suo referente sociale. Poi verranno Internet, le Intranet, l’idea del Web come supermercato planetario ma l’idea di comunità, come referente sociale della rete, accompagna questa tecnologia della comunicazione fin dalla nascita. Era quindi chiaro che qualcuno, prima o poi, si sarebbe fatto avanti.

Carlini indica, e non a torto, la ricorrente tendenza americana a pescare nell’ideologia del town meeting: "il town meeting è la leggendaria assemblea di villaggio delle prime comunità americane del New England (....) questa immagine ideale torna prepontemente nelle recenti elaborazioni sulla teledemocrazia, ma anche del pensiero politico comunitario" (pg. 161)

Del resto l’idea che le tecnologie della comunicazione servano a esaltare un’organizzazione comunitaristica della società era già dell’anarchico Kropotkin. All’interno di concezioni di questo tipo ci sono diverse sfumature. Ad esempio la Kealey in Culture Technology and Culture Seminars parla di comunitarismo delle reti come sfida alle società tradizionali perchè permette, nel virtuale, l’invenzione di ruoli inesistenti o rovesciati rispetto al mondo "reale". Mentre Paola Manacorda in Le nuove tecnologie della comunicazione e la democrazia locale va segnalata per il tentativo, risalente addirittura al numero 6 di Amministrare del 1990, di legare comunità ed enti locali tramite le nuove tecnologie (qui ci sarebbero cose interessanti da segnalare in campo italiano su progetti e studi della Bocconi, dell’Olivetti, degli uffici studi della Telecom ma un’altra volta..).

Il filone di ricerca qui individuato è quindi quello del rapporto tra comunità, tecnologie della comunicazione e teoria politica. Giova qui ricordare l’insistenza di Levy, L’intelligenza collettiva. Per un antropologia del Cyberspazio sulla possibilità, da parte della comunità virtuali, di farsi gruppi di pressione democratico-partecipativa. Anche qui, come per il rapporto classici dell’idea di comunità-idea di comunità virtuale del punto 2), diventa necessario un confronto con alcuni classici della teoria politica. Premetto che tutte queste teorizzazioni mi sembrano un pò delle riprese del leit-motiv tocquevilliano del secondo libro della Democrazia in America. Ovvero la necessità di saper rispondere all’individualismo e alla frammentazione sociale dando maggior potere alle comunità locali (in questo caso virtuali). Vedremo.

Resta però fermo, nell’economia di questo tema, il dover tener conto di due citazioni della parte conclusiva de La comunicazione mondo di Armand Mattelart.

La prima, pg. 309, a proposito della globalizzazione della comunicazione e della localizzazione dei poteri, recita: "l’impossibile inseguimento del comunitarismo e del locale rammentava che la democrazia non è necessariamente là dove si dice che sia"

Allo stesso tempo, a pag. 347, troviamo la seguente affermazione, a proposito delle tendenze della globalizzazione e della comunicazione: "Ci si interroga sui processi di risignificazione tramite i quali le innumerevoli reti della mondializzazione acquistano senso per ciascuna comunità"

Credo che, così, incongruenza delle affermazioni a parte, si ritorni, su un piano di teoria politica, ai temi annunciati da Antisystemic Movements: i problemi della comprensione del ridefinirsi degli aggregati sociali a fronte della continua ristruttuazione imposta dalla globalizzazione. In questo caso, l’idea di comunità, virtuale o locale interconnessa con il virtuale, serve per ridefinire una teoria politica che faccia i conti con la teorizzata globalizzazione.

Al sottoscritto il compito di affondare il coltello su questi temi anche per confrontarli con il concetto di tecnologie politiche così come viene fuori in Foucault e, in maniera più schematica, in Gallino. Specialmente in le tecnologie politiche di Foucault, alla base della nascita e delle mutazioni dello stato moderno, sono un intreccio e una lega di saperi da confrontarsi con l’intreccio e la lega di saperi che fuoriescono dal triangolo che sta tra comunità virtuale, tecnologie della comunicazione e trasformazioni economiche. Foucault pone poi il problema del potere: quale rapporto tra questo problema e il neocomunitarismo?

Conclusione

Sono due i piani che attraversano tutti i quattro precedenti punti di lavoro.

Possono così definirsi

1) un piano che cerchi di riassumere, più classicamente, il rapporto tra teorie della comunicazione e concetto di comunità.

2) un piano che leghi la tematica delle nuove tecnologie della comunicazione e l’idea di comunità virtuale.

I quattro temi prima elencati - concetto di comunità come sonda per comprendere le trasformazioni degli aggregati sociali, temi storici del concetto di comunità e idea di comunità virtuale, comunità e trasformazioni del modo di lavorare, comunità e teoria politica- ben implementati con i temi delle tecnologie della comunicazione, saranno affrontati, e approfonditi, a seconda dell’esito della discussione redazionale. Questi temi infatti possono essere allargati come aggregati.

Silvano

Back

Formato per stampa

Formato per stampa
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Info   |   Articoli   |   Interviste   |   Pubblicazioni   |   Recensioni   |   Seminari   |   Tesi   |   Traduzioni   |   Link
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Libuniv Livorno
Copyleft © 1996-2003 Libera Università di Godz